Trascinata dalla necessità di risolvere il problema dell’occupazione e superare la crisi che stava prosciugando le casse del gruppo, la politica ha dimenticato i bambini dei quartieri Tamburi, Paolo VI e via così, fino all’altro capo della città. “Ma ora che il lavoro lo abbiamo sistemato, tocca a loro. Il caso Taranto non è chiuso”, denuncia l’Unicef che ha scelto il capoluogo jonico per chiudere le celebrazioni per l’anniversario della Convenzione Onu sui diritti dei minori. Un girotondo davanti alcune scuole primarie della città e un incontro con gli studenti dei licei: il primo passo dell’iniziativa con cui la onlus ‘adotta’ Taranto trasformando un problema industriale locale nel “simbolo internazionale dei diritti violati dell’infanzia” e chiedendo un “patto trasversale per non lasciare da soli i bambini”.

I wind days almeno per tutto il prossimo anno
Perché qui, a dispetto dei posti di lavoro salvati e del “miglior accordo possibile nelle peggiori condizioni possibili” con cui il governo ha celebrato il passaggio degli stabilimenti Ilva ad ArcelorMittal, la diossina continua a restare sospesa nell’aria, a entrare nei polmoni. E sarà così anche dopo la fine dei lavori di copertura dei parchi minerari, anticipata con l’addendum voluto dal ministro Sergio Costa alla fine del 2019. Un passo importante, che metterà fine ai wind days, i giorni in cui il vento spira dall’impianto verso la città sollevando le polveri degli spazi in cui sono stoccati i minerali necessari per la produzione dell’acciaio obbligando la popolazione a situazioni restrittive per prevenire possibili effetti sulla salute. Ma la diossina, quella no, al massimo diminuirà se tutti i protocolli ambientali previsti verranno rispettati.

La letterina: “Provo a stare attento all’aria che respiro”
Per almeno un altro anno, quindi, i bambini continueranno a considerare il vento “una cosa brutta come la tempesta di sabbia”, come si legge in una delle circa mille lettere scritte per l’occasione nelle scuole primarie. Nelle quali si racconta delle giornate “dietro la finestra, a pensare a quanto sarebbe bello uscire a giocare”. Perché “quando brontola, le polveri si sollevano e arrivano fino a casa mia – scrive un altro alunno – Si infilano nelle fessure, sui panni stesi, negli occhi. Poi tutto si ricopre di rosso. In quei momenti mi manca la scuola”. E c’è chi ricorda “la mamma che mi dice statt attind (stai attento, ndr)”, non agli sconosciuti nel tragitto verso scuola né a “non perdere i soldi per la merenda” ma all’aria. “Io ci provo ma non ci riesco”, conclude una bambina delle elementari.

“Nelle lettere per Mattarella e Bergoglio tragica consapevolezza”
“La metà delle letterine che abbiamo raccolto nelle scuole di Taranto inizia con un inquietante ‘quando apro la finestra’. Per questo la giornata mondiale dell’infanzia non è stata solo ieri ma inizia oggi (mercoledì, ndr) a Taranto”, spiega il portavoce di Unicef Italia, Andrea Iacomini, a Ilfattoquotidiano.it.  “Ne ho ricevute centinaia da parte dei bambini che ho incontrato. Le consegnerò a papa Francesco e al presidente della Repubblica – aggiunge – Raccontano in maniera drammatica e sconvolgente di un mondo osservato dalla finestra con la paura del vento, di morire, di impotenza dei loro genitori. Mi ha colpito la loro tragica consapevolezza di poter morire. Questo è inaccettabile. Un bambino non può vivere così”.

I “diritti sospesi” dei bambini
Iacomini parla di diritti sospesi: “Dal gioco all’aria pulita fino a quello alla vita”. Per questo Unicef ha deciso di impegnarsi in città, raccogliendo quel grido che – sostengono i Genitori tarantini, l’associazione da sempre in prima fila assieme a Peacelink per risolvere il nodo ex Ilva – anche il governo Lega-M5s ha dimenticato, nonostante le rassicurazioni in campagna elettorale. Proprio martedì, in occasione delle celebrazioni della Giornata dei diritti dell’infanzia, i Genitori tarantini hanno scritto una dura lettera aperta al vicepremier Luigi Di Maio, accusato di aver “tradito la filosofia M5s” con la virata governativa sul destino del siderurgico.

La richiesta di Unicef: “Patto trasversale per non lasciarli soli”
“Non sono qui oggi a chiedere la chiusura dell’Ilva. Il diritto al lavoro non si discute”, mette come punto fermo Iacomini. La proposta di Unicef è più ampia, supera gli steccati della politica: “Lanciamo un appello a tutte le istituzioni, alla società civile ai cittadini. Questi bambini qui, non sono i bambini di Taranto. Sono bambini italiani ed è nostro dovere proteggere e ridare loro una vita normale – dice il portavoce della onlus – Chi è d’accordo? Chiedo un patto traversale fuori dagli schieramenti politici, tra esseri umani, per non lasciare soli questi bambini e i loro genitori a morire senza soluzioni”.

I testi anche al segretario generale dell’Onu
Intanto durante la giornata “Diritto alla voce” a Taranto – organizzato assieme alla Società Italiana di Medicina Ambientale (Sima), l’Istituto scientifico biomedico Euro Mediterraneo (Isbem), l’Ordine dei Medici e degli Odontoiatri della Provincia di Taranto, Confassociazioni e l’Ordine dei Geologi –  l’Unicef ha anticipato che interpellerà Sergio Mattarella: “Chiediamo al presidente della Repubblica che siano ripristinati i diritti costituzionali e umani dei bambini e di tutti gli abitanti di Taranto, nonché quelli delle future generazioni il cui destino si ipoteca oggi”. Le letterine di Natale dei bambini di Taranto, con le richieste e i desideri espressi per la loro città, verrà consegnate non solo al Quirinale ma anche a papa Francesco e “specifici appelli” verrano indirizzati anche al presidente Oms, Tedros Ghebreyesus, e al segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres.

I dati dello studio Sentieri
Perché il caso Taranto non è chiuso, come dimostra lo studio nazionale Sentieri: “Nel periodo 1995-2018, ha evidenziato per Taranto nei confronti delle altre città della Puglia un eccesso di circa il 30% nella mortalità per tumore del polmone in entrambi i sessi – ricorda Iacomini – un aumento compreso tra il 50% per gli uomini e il 40% tra le donne di decessi per malattie respiratorie acute e un eccesso di circa il 15% tra gli uomini e 40% nelle donne di morti per malattie dell’apparato digerente”. Da un altro studio dell’Istituto Superiore di sanità, spiega l’epidemiologo Isbem Prisco Piscitelli, emerge che in città i bambini “mangiano e respirano diossina”: quella “assunta con l’alimentazione è di 2,5 volte superiore a quella inalata e i due effetti peraltro si sommano”.

“Cambiamo il vento a Taranto”
Il via libera finale del governo, ha puntualizzato, “deve rappresentare un nuovo punto di partenza per mettere attorno a un tavolo tutti gli attori del progresso scientifico e tecnologico, perché oggi produrre acciaio in modo pulito è possibile oltre che doveroso. Arrivare a questo significa trovare il punto di equilibrio tra il diritto al lavoro e quello alla salute e all’ambiente, a tuttoggi ancora negati ai tarantini”. Le soluzioni, insiste l’Unicef, “esistono e i bambini le conoscono bene”, per questo “dobbiamo ascoltarli”. Per Iacomini, quei minori sono “straordinari” e “supereroi” e hanno le idee “molto chiare” sulle condizioni della loro città: “Una cosa è certa, questa generazione salverà questa città perché è consapevole sulla propria pelle di ciò che sta accadendo – aggiunge il portavoce di Unicef – Tocca a noi adulti ora cambiare il vento a Taranto. Si può fare. Unicef non è qui di passaggio ma oggi adotta idealmente la città dove i diritti dei bambini sono quotidianamente violati”.