Stop al condono, carcere per gli evasori confermato ma rimandato. Il decreto fiscale cambia ancora e lo fa alla radice. Perché al termine di un vertice a Palazzo Chigi tra il premier Giuseppe Conte, i ministri Giovanni Tria, Riccardo Fraccaro e Alfonso Bonafede, e i vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, la possibilità di dichiarazione integrativa, motivo di tensione tra Movimento 5 Stelle e Lega in fase di gestazione del provvedimento approvato ma poi rivisto e corretto in due distinti riunioni del Consiglio dei ministri, scomparirà dal testo, annullando di fatto uno dei cardini del decreto, quel condono fiscale voluto dal partito di Salvini.

La decisione – del tutto inattesa – è stata presa nel corso della riunione, terminata nella tarda serata di giovedì, durante la quale è stato trovato “un pieno accordo” sulle modifiche da presentare. Al termine del vertice di maggioranza, Di Maio si è detto “molto felice” dei risultati portati a casa, anche se assieme alla scomparsa del condono è stato messo in stand-by il carcere per gli evasori, ‘pallino’ dei pentastellati: le modifiche normative a riguardo sono confermate ma, annunciano gli alleati, saranno inserite in un disegno di legge ad hoc.

La ‘dichiarazione integrativa speciale’ tolta dal testo consentiva di dichiarare fino al 30% in più di quanto già comunicato al fisco, con un tetto massimo complessivo di 100mila euro di imponibile per anno d’imposta su 5 anni. Teoricamente, insomma, erano regolarizzabili posizioni fino a mezzo milione di euro. L’obiettivo era quello di permettere di sanare Irpef, Irap, ritenute e contributi, non solo non versati ma anche non dichiarati, pagando solo una quota delle tasse dovute: il 20% anziché le relative aliquote.

Questa possibilità, che – riferiscono fonti di governo – non avrebbe portato un gettito significativo nelle casse dello Stato, sarà però ora esclusa e, dall’entrata in vigore della legge vera e propria sarà possibile regolarizzare solo quanto già dichiarato. Gli errori formali nelle dichiarazioni dei redditi potranno quindi essere corretti pagando 200 euro per ogni anno. Resteranno invece in piedi le altre sanatorie, dalla rottamazione-ter alle liti fiscali. Così come rimarrà la norma sul saldo e stralcio ma solo delle minicartelle.

Su spinta della Lega, arriverà una tassa dell’1,5% sui money transfer, così come entrerà nel decreto il rinnovo del bonus bebè, su cui si è personalmente impegnato il ministro della famiglia Lorenzo Fontana. Saranno detassate le sigarette elettroniche, mentre il Movimento 5 Stelle ha annunciato la detassazione dei “metri quadrati di ombra degli ombrelloni presenti negli stabilimenti balneari”.

Dal vertice non sono emerse novità sulle Bcc, anche se il tema resta centrale. L’emendamento presentato dalla Lega verrà riformulato per limitarne in qualche modo la portata dopo l’allarme dei principali gruppi nazionali, a partire da Federcasse. La possibilità di ricorrere al sistema di tutela istituzionale dovrebbe essere garantita solo alla federazione dell’Alto Adige, lasciando inalterate le norme sull’adesione ai gruppi unici inserite nella riforma targata Pd.