Per quota 100 mancano “risorse aggiuntiva per il 2020 e il 2021 rispetto al primo anno”. Secondo Tito Boeri, presidente dell’Inps, la manovra del governo Lega-M5s non ha previsto le risorse necessarie per l’intervento che intende fare sulle pensioni. Un’accusa a cui ha replicato il vicepremier della Lega Matteo Salvini: “E’ in perenne campagna elettorale: ha stufato. Si dimetta, si candidi col Pd alle Europee e la smetta di diffondere ignoranza e pregiudizio”. Non è la prima volta che Boeri si scontra con l’esecutivo, tanto che più volte si è parlato dell’ipotesi dimissioni. A luglio scorso ad esempio aveva detto che Luigi Di Maio “ha perso il contatto con la crosta terrestre”. Mentre, quando il presidente Inps aveva dichiarato che “senza l’ingresso dei migranti il sistema non regge”, Salvini gli aveva replicato dicendo che “vive su Marte”.

Oggi lo scontro è tornato sulla manovra e in seguito ad alcune dichiarazioni di Boeri durante la decima conferenza mondiale Science for Peace sul tema delle disuguaglianze globali, organizzata fa fondazione Umberto Veronesi in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano. “È doveroso”, ha detto il presidente Inps, “dare le giuste informazioni a tutti gli italiani, se noi permettiamo di andare in pensione prima, come ad esempio un requisito di 38 più 62, e il primo anno prevediamo delle finestre che di fatto ritardano l’uscita verso la pensione, inevitabilmente il secondo anno questa misura costerà di più che nel primo”. Quindi ha continuato: “Nella legge di bilancio, è previsto che la dotazione del fondo è praticamente la stessa e vari di poche centinaia di milioni, 6,7 miliardi nel 2019 e 7 miliardi nel 2020 e 2021. Mi chiedo come sia possibile e cosa abbia in mente il governo per far fronte al fatto che inevitabilmente il secondo anno la misura costerà molto di più”. Boeri ha poi aggiunto che secondo tutte le “nostre simulazioni, la misura costa in alcuni casi un terzo in più e in altri casi addirittura due volte in più rispetto al primo anno. Quindi c’è un forte incremento della spesa, passando dal primo anno al secondo anno”.

Allora Boeri ipotizza che dietro ci siano altre valutazioni sulla durata della riforma e sul suo mantenimento: “Siccome si prevede un monitoraggio e si è parlato più volte di prevedere dei meccanismi di controllo sulla spesa, tipo rubinetti, allora ci viene da chiedere: avete in mente qualcosa di simile, pensando che, se si sfora un certo meccanismo di spesa, si interrompe l’erogazione della prestazione? Se questo è nell’intenzione del governo, sarebbe opportuno dirlo. Questo avrebbe anche delle implicazioni non secondarie, perché spingerebbe molte persone ad andare in pensione appena possibile, nella paura che poi la misura possa essere successivamente interrotta”. Boeri infine insiste sul fatto che aumentare i pensionati non sarà sufficiente per aumentare l’occupazione dei giovani: “Il governo si è posto come obiettivo quello di aumentare i pensionati. Quando si chiede perché si vogliono aumentare i pensionati, ci viene detto che serve per incrementare il tasso di occupazione dei giovani, ma se questo è l’obiettivo allora bisogna abbassare le tasse sul lavoro e creare occupazione e non capisco cosa c’entrino le pensioni”. E infine ha aggiunto che a seguito del “forte calo di nascite e dei flussi migratori regolari, abbiamo avuto un peggioramento dello scenario demografico che ci porta a vedere come nel 2050 il rapporto sarà un lavoratore rispetto a un pensionato, quindi un contribuente pagherà una pensionato. È indispensabile fare qualcosa per invertire questa tendenza. Servono politiche per le nascite, un incremento dell’occupazione e dei flussi migratori regolari”.

Boeri è poi tornato a chiedere che si mantenga il congedo di paternità, finora previsto come misura sperimentale e destinato a non essere rinnovato dall’attuale governo. “Il congedo di paternità è uno strumento importante che non va eliminato”, ha detto. “Nelle piccole aziende l’assunzione delle donne spesso viene vista come un rischio e quindi bisogna dare un segnale dicendo che anche gli uomini si devono occupare dei figli. Quindi si dovevano aumentare i giorni e invece c’è l’interruzione brusca di questo processo”.

Per quanto riguarda infine gli effetti del decreto Dignità, Boeri ha detto che è presto per vederne gli effetti. “La tendenza dell’aumento dei contratti a tempo determinato l’avevamo già vista da tempo”, ha detto. “Non abbiamo ancora avuto a pieno gli effetti del decreto dignità, perché i dati si riferiscono a settembre, mentre il decreto è entrato pienamente in vigore a partire da novembre. Bisogna monitorare quello che succederà nei mesi futuri, soprattutto anche a seguito delle innovazioni che sono previste nella legge di bilancio. Mi riferisco soprattutto alla tassazione agevolata, alla flat tax per le partite Iva. C’è il rischio di un ritorno del dualismo contrattuale, in cui ha un peso molto rilevante il cosiddetto parasubordinato, cioè a molti giovani alle dipendenze viene chiesto di aprirsi la partita Iva. Questo è un rischio al quale dobbiamo guardare con molta attenzione”.

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