“Marra aveva un fortissimo ascendente su Raggi. Lo chiamavano Rasputin, laddove la sindaca era paragonabile alla zarina. Chiunque si fosse messo di traverso avrebbe fatto una pessima fine”. Carla Romana Raineri, giudice della Corte d’Appello di Milano, ha descritto in questa maniera il rapporto fra la sindaca di Roma, Virginia Raggi e il suo ex direttore delle Risorse Umane, Raffaele Marra, nel periodo in cui è stata – dal 5 agosto al 2 settembre 2016 – capo di Gabinetto della prima cittadina capitolina. Una testimonianza resa nell’ambito del processo che vede Raggi imputata per falso documentale in relazione alle nomine dirigenziali effettuate a cavallo fra l’ottobre e il novembre dello stesso anno. L’esame di Raineri – che alla fine della sua esperienza presentò un esposto da cui presero ispirazione le indagini della Procura di Roma – è stato chiesto dal pm Francesco Dall’Olio non con l’obiettivo di aggiungere particolari nuovi alla vicenda oggetto del processo (l’istruttoria che ha portato all’ordinanza della nuova macrostruttura) ma per descrivere il “clima” che si respirava in Campidoglio in quei primi mesi di amministrazione, “dove io in qualità di Capo di Gabinetto ero completamente esclusa dai processi” e addirittura “all’inizio non avevo nemmeno una stanza, visto che il piano della sindaca era tutto occupato da Raggi stessa, da Marra e da Romeo”.

“IL GABINETTO? UN GUSCIO VUOTO” – “Il Gabinetto – ha detto la giudice – era un guscio vuoto in cui le deleghe venivano esportate altrove, verso due soggetti come Salvatore Romeo e Raffaele Marra”. Raineri ha raccontato anche che “ogni qualvolta manifestavo alla sindaca una necessità operativa, mi venva detto sistematicamente ‘parli col dottor Marra’”. E ancora: “Raggi, Marra e Romeo stavano chiusi per ore dentro la stanza della sindaca, erano in completa simbiosi. Solo Daniele Frongia (allora vicesindaco, ndr) era autorizzato ad entrare”. In quel momento “il capo di Gabinetto non aveva alcuna contezza del flusso informativo. Ricordo che il giorno del terremoto mi venne chiesto di dedicare a redarre un’autorizzazione all’assessore Bergamo per recarsi al Festival di Venezia, mentre nell’ufficio della sindaca si era svolta una riunione operativa della quale io non fui minimamente avvisata”. Una sera, racconta Raineri “perfino la prefetta Paola Basilone si lamentò con me per questo tipo di inefficienze”. Raineri ha raccontato anche di essersi lamentata con l’assessore Marcello Minenna, “che mi aveva cercato e convinto a intraprendere questa sfida”: “Gli chiedevo perché ce l’avessero tanto con noi, lui mi disse di stare tranquilla, che i consiglieri del M5S avrebbero chiesto e ottenuto la rimozione di Raffaele Marra”.

“MARRA AVEVA LA REGIA” – La testimonianza si è concentrata sulle motivazioni che hanno spinto Raineri, il 31 agosto 2016 ad annunciare le dimissioni poi formalizzate il 2 settembre successivo: “Il 22 agosto – ha spiegato Raineri – fui ricevuta dalla sindaca in un colloquio chiesto 48 ore prima e rappresentai la mia volontà di rimuovere Raffaele Marra da vice capo di Gabinetto per nominare un colonnello dei Carabinieri. Subito dopo la sindaca ha convocato nel suo ufficio Marra e Romeo. Nelle ore successive venne chiesto all’allora capo dell’Avvocatura, Rodolfo Murra, di scrivere un parere in cui potessero essere date alla sindaca i poteri di nomina dei vice capo di Gabinetto: Murra rispose negativamente e venne rimosso anche lui, in luogo dell’avvocato Sportelli che invece redasse il documento richiesto”. Raineri ha detto piu’ volte che “ho avuto sempre il dubbio che la regia fosse di Marra, anche leggendo articoli di stampa”, con quest’ultimi che però non sono stati ammessi agli atti.

LO STIPENDIO DI RAINERI – Secondo la difesa, tuttavia, esistevano anche dei motivi economici alla base della decisione di Raineri di lasciare. In quei giorni l’Anac pose dei dubbi di legittimità sulla nomina della giudice, che avvenne per via diretta pur con contratto ex art. 110 del Tuel (che avrebbe previsto il concorso pubblico) e non ex art. 90: quest’ultimo, tuttavia, prevedeva un tetto massimo di spesa “intorno ai 120.000 euro lordi” come confermato dalla stessa Raineri, che invece in magistratura guadagnava 196.000 euro lordi, stipendio confermatogli da Raggi in primo provvedimento, che “fu sollecitato da Minenna ma eseguito da Salvatore Romeo”. “Non furono motivazioni economiche, non ho mai contrattato la mia permanenza in Campidoglio dopo l’esperienza di Tronca”, ha ribadito più volte Raineri in aula, smentendo una conversazione con Repubblica del 14 agosto in cui la giudice diceva che “non faccio beneficienza”.