“Dimmi quando te ne vai! Il mese, il giorno e l’ora in cui non ci rivedremo più”. La linea di credito sembra finita. E l’avvertimento, per Virginia Raggi è una piazza del Campidoglio piena, trasformata in un avviso di sfratto. Un V-Day al contrario: nato dal web, praticamente dal nulla, senza l’appoggio di alcun partito (“magari l’avessimo portata noi tutta ‘sta gente”, ironizzava un dirigente locale del Pd), con migliaia di persone che si sono materializzate sotto il Marco Aurelio. Un colpo per il M5S romano che ora chiede alla sindaca un segnale forte. Un rimpasto di giunta, ampio e profondo. Per ripartire. Ricominciare, o meglio “Ricominciamo”, come invocato addirittura da Adriano Pappalardo in persona dal palco allestito davanti a Palazzo Senatorio. Così, da “lanciare un segnale” si è passati inesorabilmente al coro “dimissioni, dimissioni”. Queste potrebbero arrivare comunque se il Tribunale di Roma dovesse condannare la prima cittadina per falso il prossimo 10 novembre. Ma anche se non fosse, ci sarebbero tutta una serie di tegole da riparare al più presto, come i conti di Ama ancora bloccati che rischiano di mandare in tilt la raccolta dei rifiuti.

SI TORNA A INVOCARE MARINO – Una piazza colorata, si diceva. Educata ma determinata. Soprattutto nutritissima, con centinaia di persone che non sono nemmeno riuscite a raggiungere il colle capitolino, mandando in tilt il traffico su piazza Venezia. “Li abbiamo votati, gli abbiamo dato fiducia, ma non hanno fatto nulla”. Il degrado diffuso e le istanze di riqualificazione ferme al centro della protesta. Progetti di quartiere che proprio i militanti pentastellati erano stati bravi ad intercettare negli anni di opposizione a centrodestra e centrosinistra. E adesso in tanti invocano il ritorno di Ignazio Marino: “E’ stato mandato via per una stupidaggine – dice un gruppo dei cittadini – se lo fanno tornare gliela offriamo noi una cena e qualche bottiglia di spumante”. E qualcun altro attacca: “Ci hanno detto che sarebbero state fatte delle cose. E’ tutto bloccato”. Oggettivamente, la prima cittadina non ha tutte le colpe dal punto di vista formale: alcune competenze sono della Regione, altre della Prefettura, altre di istituzioni varie. Qualche giorno fa, in un’intervista a Labparlamento.it, proprio l’ex sindaco Marino spiegava che “il vero problema sono i veti della burocrazia”. Eppure alla piazza non interessa: “Noi eleggiamo un sindaco per essere nostro portavoce, per risolvere problemi anche oltre le sue competenze. A noi non interessa chi deve raccogliere i rifiuti, noi vogliamo una città pulita”.

ARIA DI RIMPASTO – Insomma, lo scaricabarile non paga. E se ne sarebbero accorti anche gli esponenti capitolini dei 5 stelle, pronti a prendere atto del fortissimo messaggio arrivato dalla piazza. Fuori dalle dichiarazioni di facciata, nei retroscena la tentazione è quella di tornare a chiedere un forte rinnovamento della macchina governativa. Il rimpasto di giunta potrebbe arrivare già a novembre, una volta messi da parte i guai giudiziari (sempre che l’inchiesta sullo stadio della As Roma non porti nuovi sconvolgimenti). Sotto pressione ci sono soprattutto i responsabili del settore ambiente e della cura del verde: l’assessora Pinuccia Montanari e i dirigenti del Dipartimento. Poi la parte relativa alla mobilità, le politiche per la casa, i servizio sociali e il commercio. Tutto va bene, ma nulla va bene. Così come il lavoro delle commissioni, troppo fermo su temi ridondanti che non producono atti da portare in Assemblea Capitolina: “Con le mozioni non si governa, bisogna scrivere le delibere”, dicono alcuni dei più scontenti”.

LA BOMBA DEI RIFIUTI – Ovviamente, se si parla di degrado si va soprattutto sulla raccolta rifiuti. Il tema è complesso, ma le risposte urgono. Il ministro dell’Ambiente, Sergio Costa, ha provato a dare qualche assist, il presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, ha preso la palla al balzo e ha annunciato (con delibera di Giunta) la realizzazione di un impianto zero waste a Colleferro. Ma Roma ha altri problemi. Da aprile il bilancio della municipalizzata Ama è bloccato per un contenzioso da 18 milioni di euro di lavori cimiteriali pregressi fra la società e il Campidoglio. Cose che i cittadini comuni faticano a comprendere. Eppure, pare che vi sia anche un’inchiesta in corso sul tema, con perquisizioni della GdF nella sede di via Calderon de la Barca. La situazione ha creato una frizione fra l’assessore al Bilancio, Gianni Lemmetti, e il presidente Ama, Lorenzo Bagnacani: se il bilancio non verrà approvato entro il 31 ottobre, Bagnacani si dimetterà e porterà i libri in tribunali. Un disastro contabile e sostanziale, con la raccolta dei rifiuti che potrebbe bloccarsi e gettare la città nell’emergenza. A quel punto, per Virginia Raggi la sentenza del 10 novembre diventerebbe l’ultimo dei problemi.

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