Meglio così”. Queste le due parole all’oggetto dell’email inviata dal tenente colonnello Francesco Cavallo, all’epoca dei fatti capo ufficio comando del Gruppo carabinieri Roma, in risposta alle annotazioni speditegli dall’allora comandante della stazione dei Carabinieri di Tor Sapienza, Massimiliano Colombo Labriola, pochi giorni dopo la morte di Stefano Cucchi, avvenuta il 22 ottobre 2009. Lo racconta lo stesso Colombo Labriola in una conversazione telefonica con il fratello Fabio, intercettata il 26 settembre scorso e acquisita agli atti – su richiesta del pm Giovanni Musarò – del processo Cucchi-bis, in corso davanti alla corte d’Assise di Roma. “Per fortuna quella e-mail mi è rimasta come fai a dire che ho fatto io il falso?”, dice Colombo Labriola nell’intercettazione. Una telefonata in cui spiega nel dettaglio come sarebbero state alterate (anzi, “corrette”) le annotazioni dei militari sul transito del ragazzo prima nella stazione Appio e poi in quella di Tor Sapienza. Il tutto avvenuto con la compiacenza dei “superiori”, che avrebbero anche “cazziato” il comandante di stazione.

LE PRESSIONI DEI VERTICI E LE NOTE MODIFICATE – Il racconto Colombo Labriola inizia parlando delle annotazioni inviate il 26 ottobre al comandante di compagnia, che “eccepisce sul contenuto delle annotazioni, perche dice ‘sono troppo particolareggiate, non sono state fatte bene’ e dice ‘ che è un medico che dice quello aveva il mal di testa? Mica è un medico?!’”. Sul fatto che Stefano chiamasse spesso dalla camera di sicurezza i militari, Colombo Labriola viene anche rimproverato: “Dice ‘Queste cose voi che cazzo le scrivete a fare!’ mi cazziò pure”. Poi entra in ballo l’altro indagato per falso, Francesco Di Sano: “Mi dice ‘sembra che non si reggesse in piedi oppure che aveva il dolore al costato, e che è un medico? Deve dire aveva dolore alle ossa”  anche perché “’stanno in un ambiente particolarmente umido e non arieggiato, queste cose le dovete scrivere, perché chi sta lì ne risente’” e poi “’comunque le cose non vanno bene, mandale al Colonnello Cavallo’, che era l’ufficiale addetto del Gruppo Roma, ‘mandale in word’ e io le mando in word’”. Il racconto continua: “Le trasmetto in word al colonnello, lui me le restituisce corrette in word, nell’oggetto delle mail, mandata dalla sua email”. E ancora: “E ci scrive, diciamo come documento principale, ci scrive ‘meglio così’. Io queste annotazioni le stampo e una volta firmate se le prendeva il Maggiore Soligo dell’epoca, che le avrebbe mandate lui alla Compagnia Casilina da cui dipende la stazione Appia, che praticamente avrebbe provveduto a far sostituire le prime”. 

IL NUMERO DI PROTOCOLLO – Colombo Labriola prosegue spiegando al fratello la vicenda: “Praticamente quando io le mando in word, le due annotazioni avevano in calce, quindi in basso a destra, il numero di protocollo della prima, quindi Cavallo corregge in word sulla prima le due annotazioni, una di Di Sano e l’altra di Colocchio, e le restituisce, mal correzioni, nella sostanza, mentre Di Sano c’era la parte del dolore al costato c’e’ dolore alle ossa dovuto verosimilmente alla camera di sicurezza eccetera eccetera”. Qui, secondo il carabiniere, sarebbe scomparsa tutta la seconda parte, “quella che veniva accompagnato, fatto salire da Carabinieri della Casilina” e poi “scompare la parte del mal di testa, male al capo, dolori al capo” e oltretutto “scompare la parte che, diciamo, non voleva stare nella camera di sicurezza”. A quel punto Colombo Labriola racconta al fratello di aver perso gran parte delle email che potrebbero scagionarlo dall’accusa di falso, tranne una, “la più importante”, quella dove “nella sua risposta mi allega le due annotazioni rifatte da lui, con sopra scritto ‘meglio così’, quindi come fai a dire che sono io l’autore del falso?”.

LE PROSSIME UDIENZE – “Io – aggiunge l’ex comandante – come l’ho ricostruita a te la ricostruisco anche al Pubblico Ministero”. Proprio Massimiliano Colombo Labriola, sarà sentito presto. Davanti ai giudici comparirà come teste il capo della squadra mobile di Roma, Luigi Silipo, responsabile della nuova inchiesta partita dalle dichiarazioni del carabiniere Francesco Di Sano, finito sotto indagine insieme ad altre sei persone, cinque delle quali suoi colleghi e superiori. In aula saranno sentiti anche Francesco Tedesco, il carabiniere che ha denunciato e accusato i colleghi coimputati nel processo, sua sorella Giuliana e Gianluca Colicchio, il collega di Di Sano che ha evidenziato anomalie contenute in una relazione di servizio sull’arresto di Cucchi da lui preparata nel 2009.