Un avanzamento di carriera e un miglioramento economico in cambio di un atteggiamento più conciliante. L’ex direttore generale dell’Università del Salento, Emilio Miccolis, è stato condannato dai giudici della seconda sezione penale del Tribunale di Lecce a 1 anno e tre mesi di reclusione, pena sospesa, a fronte di una richiesta di 3 anni per tentata induzione indebita relativamente alle promesse che, secondo l’accusa, avrebbe fatto a due dipendenti dell’ateneo pur di convincerli a non criticare più la sua gestione dell’Università.

IL PROCESSO – I due sindacalisti su cui sarebbero state fatte pressioni, Dino De Pascalis e Tiziano Margiotta, depositarono in Procura un esposto e registrazioni dei colloqui con Miccolis e altro materiale, facendo avviare così l’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Paola Guglielmi. Il 15 giugno 2013 un’ordinanza di custodia cautelare ai domiciliari fu notificata a Miccolis, all’epoca accusato di tentativo di concussione. Ottantuno i giorni trascorsi ai domiciliari prima di tornare in libertà. Dopo la pubblicazione sui giornali dei contenuti dei dialoghi con i sindacalisti, l’ex direttore generale fu prima sospeso dall’Ateneo e poi si dimise. A dicembre 2014 il gup del tribunale di Lecce Giovanni Gallo rinviò a giudizio Miccolis e il processo partì nel 2015. Il procedimento si è concluso in primo grado con la riqualificazione del reato (tentata induzione indebita a dare o promettere utilità),  la sospensione della pena e la non menzione della condanna oltre alla concessione delle attenuanti generiche. Miccolis è stato anche interdetto dai pubblici uffici per l’intera durata della pena ed è stato condannato a risarcire le parti civili con una provvisionale di 20mila euro. I suoi legali, gli avvocati Viola Messa e Daniele Montinaro, hanno già annunciato che presenteranno ricorso in Appello.

L’INCHIESTA – Alla base dell’inchiesta le testimonianze dei due sindacalisti, che parlarono di promesse, ma anche di trasferimenti per isolare chi metteva i bastoni tra le ruote. E poi le telefonate passate agli atti. Otto mesi di conversazioni puntualmente registrate, nelle quali – ha sostenuto l’accusa – l’ex direttore generale prometteva promozioni o, come nel caso di Margiotta, anche la conduzione della web tv dell’ateneo, a cui il sindacalista aspirava avendo presentato regolare richiesta. Un metodo che l’ex procuratore di Lecce Cataldo Motta definì come simile a quello “del bastone e della carota nei confronti di De Pascalis e Margiotta, al fine di ottenere, mediante sollecitazioni e promesse di avanzamenti di carriera o passaggi di categoria con conseguente miglioramento dell’aspetto economico, un comportamento meno invadente nelle attività generali svolte da Miccolis”. Margiotta ha raccontato di essere stato minacciato e trasferito in un altro ufficio dove non ha più potuto svolgere il suo incarico, mentre De Pascalis – secondo l’accusa – nell’ottobre 2012 sarebbe stato declassato da funzionario all’ufficio concorsi a dipendente dell’Ufficio Funzioni perché non aveva accettato di cambiare atteggiamento, continuando a criticare la gestione dell’ateneo da parte di Miccolis.

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