“Faccio un appello al governo italiano affinché aiuti me e la mia famiglia a uscire dal Pakistan. Siamo in pericolo“. Questo il drammatico messaggio registrato dal marito di Asia Bibi, la donna cristiana condannata 8 anni fa alla pena di morte per blasfemia e assolta la scorsa settimana dalla Corte Suprema, diffuso dalla pagina Facebook Aiuto alla Chiesa che Soffre. A causa delle proteste dei fondamentalisti islamici, che la volevano vedere impiccata, la donna, madre di cinque bambini, non può lasciare il paese.

Gli estremisti di Tehreek-e-Labbaik Pakistan (Tlp), il partito musulmano sunnita che è riuscito a bloccare per tre giorni l’intero Paese portando in piazza decine di migliaia di persone che chiedevano l’impiccagione della donna. E che hanno costretto il governo del premier Imran Khan a un accordo: il ministro degli Affari Religiosi, Noorul haq Qadri, ha annunciato che Asia non potrà lasciare il Paese fino a quando la Corte Suprema non riesaminerà il suo verdetto di assoluzione. Il ricorso, previsto dalla legge pachistana, è già stato presentato.

“In questo momento abbiamo difficoltà anche a trovare da mangiare“, ha continuato Ashiq Masih nel videomessaggio. Asia, intanto, rimane in carcere, perché, come ha spiegato il suo avvocato, ci vorranno una decina di giorni prima della liberazione. Ad oggi, però, Comunque, proprio le quattro mura della cella sembrerebbero essere le più sicure per lei. Nei giorni scorsi l’uomo aveva chiesto asilo per la moglie a Regno Unito, Stati Uniti e Canada.

Dall’Italia, intanto, arriva la risposta del ministro dell’Interno, Matteo Salvini. “Ci stiamo lavorando con altri Paesi occidentali, con discrezione per evitare problemi in loco alla famiglia che vuole avere un futuro. Posso assicurare che io, da ministro ma anche da leghista, ci tengo che donne e bambini che rischiano la vita possano avere un futuro”, ha detto ai microfoni di Non stop news su Rtl 102.5. Il leader del Carroccio ha poi sottolineato: “Abbiamo tanti italiani che lavorano in Pakistan e con questo paese abbiamo relazioni commerciali importanti, non è certo un nemico e ci muoviamo con molta discrezione e attenzione, ma combattiamo ogni fanatismo“.

Anche il presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani è intervenuto, invitando il marito di Asia a Bruxelles per trovare una soluzione alla situazione della donna. “Il Parlamento è estremamente preoccupato per la sua sicurezza e per quella della sua famiglia – si legge nella lettera inviata a Masih – a seguito delle violenze degli estremisti in Pakistan. Abbiamo chiesto alle autorità pakistane di fare in modo che venga garantita sia la vostra sicurezza sia quella delle persone che vi difendono. Il Pe ha già chiesto alle autorità del Pakistan il rispetto degli impegni internazionali in materia di diritti umani e il rilascio dei documenti di viaggio necessari”.

Ai due leader hanno fatto eco in molti. A partire dall’ex premier, Paolo Gentiloni che ha scritto su Twitter: “Il Governo faccia subito tutti i passi necessari per accogliere in Italia #AsiaBibi”.

Intanto molti leader religiosi islamici si sono espressi, riconoscendo l’innocenza di Asia Bibi. “Nessuno può tollerare una bestemmia contro il Profeta Maometto e siamo pronti a sacrificare le nostre vite per lui. Ma come potrebbe mai la Corte punire un imputato quando vi sono solide prove sulla sua innocenza? La decisione della Corte Suprema del Pakistan di assolvere la donna è notevole e dà un messaggio a tutto il mondo: la giustizia esiste in Pakistan, per tutti i cittadini, indipendentemente dalla religione, cultura o etnia”, ha dichiarato all’agenzia Fides Mufti Akeel Pirzada, Presidente del Consiglio degli Ulema per la Pace in Pakistan. Concorda l’ulema Tariq Jameel: “Ho letto la sentenza e credo che Asia Bibi sia innocente. Non vi è alcuna ragione sensata per scendere in strada e protestare. Se fosse colpevole, anche io sarei sceso in strada, ma non lo è”.

Intanto Twitter ha sospeso l’account di Khadim Hussain Rizvi, il leader del partito fondamentalista islamico pachistano Tehreek e Labbaik Pakistan (Tlp), principale fomentatore delle proteste di massa di questi giorni. L’estremista aveva raggiunto quasi 63mila follower. La richiesta del blocco è stata avanzata dall’autorità pachistana per le telecomunicazioni (Pta) oltre che dagli attivisti per i diritti umani.

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