Sembrava una morte naturale, ma quando il medico legale, che in un primo momento aveva escluso una causa violenta, ha cominciato a eseguire l’autopsia ha scoperto un piccolo foro da arma da fuoco sulla schiena del cadavere che stava esaminando. La vittima era stata trovata dal suo coinquilino sul letto, con del sangue che gli fuoriusciva dalla bocca. Le indagini dei carabinieri di Sesto San Giovanni (Milano) hanno svelato che l’arma usata dal killer è una piccola penna-pistola e hanno arrestato su ordine del gip di Monza un uomo di 42 anni, italiano, perché ritenuto l’autore dell’omicidio di una 4eenne transessuale peruviana, avvenuto il 4 febbraio scorso a Cinisello Balsamo (Milano). L’indagato, netturbino, è accusato di omicidio volontario aggravato. jwplayer]PxkFTojG[/jwplayer]

È ritenuto anche è uno degli autori della rapina e del ferimento a colpi di arma da fuoco di un 35 enne cinese, proprietario di un bar a Segrate (Milano), messa a segno con un complice il giorno successivo il delitto. Il movente è ancora in via di accertamento, ma non è escluso abbia agito anche in quel caso a scopo di rapina.

I militari, coordinati dalla Procura di Monza, sono partiti da una testimone che ha detto di aver visto la vittima salire su una Fiat Punto in viale Fulvio Testi a Milano, intorno all’una del 4 febbraio. Poco dopo la 42enne aveva inviato un messaggio al suo coinquilino, avvisando che sarebbe rientrato a casa con un cliente. “È stata un’indagine complessa – ha spiegato il procuratore della Repubblica di Monza Luisa Zanetti – i carabinieri hanno esaminato migliaia di fotogrammi di immagini di videosorveglianza, per risalire all’auto dell’omicida“. La Fiat Punto aveva precise caratteristiche, un faro molto luminoso, specchietti e fiancate colorate, tuttavia non sufficienti per identificare il proprietario. Grazie a un’impronta lasciata dal killer su una lattina di Coca Cola trovata in casa della vittima, i militari sono risaliti a lui quando era già stato arrestato per la rapina a Segrate. La sua penna-pistola, dotata di silenziatore e potenziata, è risultata l’arma che ha ucciso il transessuale e ferito il titolare del bar, al quale sono stati sparati addosso oltre 4 colpi. Giovanni Amato, già conosciuto dalle forze dell’ordine per reati di droga, è stato portato nel carcere di San Vittore (Milano).