Nuovo colpo al “Modello Riace”. Dopo l’arresto del sindaco Domenico Lucano, il Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del ministero dell’Interno ha deciso il trasferimento dei migranti ancora ospiti nello Sprar gestito dal comune. Una disposizone contenuta in una circolare del 9 ottobre scorso (leggi il documento) dopo che, nei mesi passati, lo stesso ministero aveva evidenziato delle anomalie nella gestione.  Solo il due ottobre scorso il primo cittadino Lucano era finito agli arresti domiciliari con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e fraudolento affidamento del servizio di raccolta differenziata. E adesso il sindaco annuncia ricorso al Tar : “Vogliono soltanto distruggerci“, dice commentando il provvedimento del Viminale.

 “Trasferimento entro una settimana”. “No, 60 giorni” – Il trasferimento dei migranti, gestito dal Servizio Centrale, dovrebbe avvenire già dalla prossima settimana e dovrebbe esaurirsi nel giro di un mese, con tutti gli ospiti dello sprar che verranno ricollocati in altri centri. Questo almeno secondo fonti del ministero. “Il Viminale ha stabilito un termine indicativo di sessanta giorni per la chiusura del progetto Sprar a Riace e per il trasferimento dei migranti, che non può essere dunque immediato. Le persone non sono pacchi postali e stanno seguendo a Riace un percorso d’integrazione e di formazione che deve essere completato per non danneggiarle”, dice invece il giurista Gianfranco Schiavone, che insieme all’avvocato Lorenzo Trucco ha svolto l’attività di consulente a titolo gratuito del comune.

“Rendicontare spese fino a chiusura Sprar” – Nel nuovo provvedimento si contestano anomalie legate “soprattutto ad aspetti gestionali e organizzativi che prescindono dalla disponibilità delle risorse finanziarie“. Per questo motivo vengono contestati  al comune reggino 34 punti di penalità:  il ministero chiede quindi di trasferire gli ospiti e di “inviare la relativa documentazione secondo le modalità previste dal manuale di rendicontazione Sprar” per arrivare alla chiusura del sistema di accoglienza. Ad accumulare i 34 punti di penalità hanno contribuito quattro principali infrazioni: il “mancato aggiornamento della banca dati” gestita dal Servizio centrale, la “mancata rispondenza tra i servizi descritti nella domanda di contributo e quelli effettivamente erogati e/o mancata applicazione di quanto previsto dalle linee guida”, una riscontrata “erogazione dei servizi finanziati dal Fondo a favore di soggetti diversi da quelli ammessi all’accoglienza” e, infine, la mancata presentazione della rendicontazione. Nel documento si legge anche che il ministero, con un provvedimento separato, cercherà di definire “i rapporti contabili per l’eventuale recupero dei contributi già erogati“, ma che al momento non sono ancora stati calcolati e per i quali si dovrà attendere l’esito del provvedimento in corso.

Le contestazioni – Le visite condotte nel 2016 e 2017 dal Servizio centrale e dai referenti della prefettura di Reggio Calabria -si legge nella circolare di 21 pagine- hanno accertato anomalie che riguardano in particolare il pocket money, il bonus sostitutivo e l’adeguatezza delle strutture che accolgono i migranti. Del bonus, si rileva nella circolare, si lamentano i beneficiari “perchè non consentirebbe l’accesso a molti negozi (tutti quelli fuori da Riace) che vendono prodotti essenziali per i bambini e sarebbero forieri di manipolazioni in sede cambio valuta”. Rilevati anche problemi sugli standard delle abitazioni che ospitano i migranti e carenze igieniche. In un report di un’ispezione del maggio scorso si sottolinea che abitazioni preposte all’accoglienza di 16 beneficiari “non siano adeguate agli standard Sprar“. Gli ispettori rilevano che “gli alloggi risultano essere in condizioni igieniche e di arredamenti precarie tanto da costringere le persone che vi dimorano a soluzioni di fortuna in condizioni degradanti di grave abbandono tra animali, insetti cumuli, di bottiglie… si riscontra anche una grave situazione di sporcizia nell’angolo cottura e bagno”. Tale descrizioni, si legge nella circolare, “forniscono ancora una volta prova della non corretta presa in carico dei beneficiari da parte del progetto e denota assenza di supervisione da parte di codesto ente”.

Il blocco dei pagamenti – In generale, i progetti Sprar vengono rinnovati ogni tre anni: nel caso di Riace si parla del triennio 2017-2019. Ma dal documento si apprende che, già dalla scorsa estate, il Viminale aveva bloccato alcuni pagamenti per anomalie nella documentazione presentata dall’amministrazione di Riace. Nel 2018, il comune calabrese non ha ricevuto fondi e il 30 luglio scorso il sindaco Lucano era stato avvisato della revoca dei finanziamenti diventata ufficiale all’inizio di questa settimana.

Il sindaco ricorre al Tar: “Vogliono soltanto distruggerci” Contro la decisione del Viminale, Lucano ha annunciato ricorso al Tar. “Vogliono soltanto distruggerci. Nei nostri confronti è in atto ormai un vero e proprio tiro incrociato. I nostri legali, comunque, stanno già predisponendo un ricorso al Tar contro la decisione del Viminale”, ha detto il primo cittadino, oggetto d’indagine da parte della Procura di Locri e della Guardia di Finanza. Lucano si è detto incredulo per ciò che sta accadendo al sistema di accoglienza di Riace, fino a pochi giorni fa considerato un modello non solo a livello nazionale: “Io mi chiedo come sia possibile pensare di distruggere in questo modo il ‘modello Riace’, descritto da innumerevoli personalità, politici, intellettuali, artisti, come un’esperienza straordinaria. Non si può cancellare una storia semplicemente straordinaria e che ha suscitato l’interesse e l’apprezzamento di tutto il mondo. Lo Stato continua incredibilmente a darci addosso. La mia amarezza è immensa. La persecuzione nei nostri confronti è cominciata già da qualche anno. Ci sono state due relazioni della Prefettura di Reggio Calabria che si sono contraddette l’una con l’altra, una positiva e un’altra negativa. Prima ci hanno elogiati e poi criticato. Tutto questo è assurdo“.

Salvini: “Chi sbaglia paga” – A Lucano replica Matteo Salvini, il ministro già profondamente critico col modello Riace nelle scorse settimane. “Chi sbaglia, paga. Non si possono tollerare irregolarità nell’uso di fondi pubblici, nemmeno se c’è la scusa di spenderli per gli immigrati”, dice il lader della Lega. Solidale con Lucano è invece il governatore della Calabria, Mario Oliverio. “È una decisione assurda ed ingiustificata. Mi auguro che dietro tale decisione non si celi l’obiettivo di cancellare una esperienza di accoglienza, estremamente positiva, il cui riconoscimento ed apprezzamento è largamente riconosciuto anche a livello internazionale. Chiedo al Ministro dell’Interno di rivedere questa decisione”, dice il presidente della Regione.

(Ha collaborato Lucio Musolino)

 

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