Al termine di una riunione di segreteria della Cgil, conclusasi all’una di notte, Susanna Camusso ha fatto un passo che sembrava impossibile fino a poco tempo fa: avanzare la proposta di Maurizio Landini alla guida della stessa Cgil. Una proposta che la segreteria ha accolto a stragrande maggioranza, ma con l’opposizione dell’altro candidato, Vincenzo Colla il quale ha parlato di “rottura politica” della segreteria. Con lui anche Roberto Ghiselli, ex segretario delle Marche. Tutti dietro alla segretaria uscente, invece, gli altri otto componenti, compresi Landini e Camusso. Camusso ha sostenuto le ragioni dell’investitura a Landini sulla base di una di un “ascolto” effettuato durante l’estate in tutta l’organizzazione tra le categorie e le Camere del lavoro e nel corso del quale il nome dell’ex segretario Fiom è stato il più gettonato. La discussione ora si sposta al comitato direttivo che discuterà dell’indicazione emersa dalla segreteria.

E sarà una discussione accesa, perché la proposta si consuma in un clima di scontro interno. Camusso, nell’introdurre la discussione della segreteria ha immediatamente posto un problema di “metodo” relativo alle interviste fatte nei giorni scorsi in violazione delle regole interne della Cgil. Il riferimento è all’intervista concessa da Vincenzo Colla al Corriere della Sera della scorsa settimana in cui l’ex segretario dell’Emilia Romagna avanzava di fatto la propria candidatura, forte del sostegno di alcuni segretari di categoria a cominciare dal fortissimo Spi-Cgil il cui segretario, Ivan Pedretti ha minacciato una rottura tra la sua categoria e la confederazione in caso di proposta non gradita da parte della maggioranza della segreteria.

Il quadro che si delinea sembrava inverosimile fino a qualche mese fa. Landini e Camusso sono stati avversari interni durante la lunga vertenza della Fiat e nello scontro che ha visto opposti Sergio Marchionne e la Fiom. Uno scontro che si è anche macchiato di ricorsi alla “magistratura” interna alla Cgil e di attacchi sui giornali. Ma il quadro è cambiato dopo che il governo Renzi ha dato vita al Jobs Act e alle riforme del mercato del lavoro provocando una rottura storica tra la Cgil e il principale partito della sinistra. Da quel momento la Confederazione guidata da Camusso ha scelto l’opposizione e la piazza e, allo stesso tempo, si è schierata contro il governo sul referendum costituzionale del 4 dicembre. Si è così verificato un riallineamento tra la Fiom, in cui nel frattempo Landini ha lasciato la guida a Francesca Re David, e la Cgil con un’intesa maturata un po’ alla volta.

Lo scontro interno che ha fatto accelerare l’alleanza Camusso-Landini è stato però provocato dal rifiuto dell’area che fa riferimento a Colla, in particolare lo Spi Cgil, di appoggiare la candidata designata da Camusso per la segreteria, Serena Sorrentino attuale segretaria della Funzione pubblica. Proposta in nome di un rinnovamento generazionale della Cgil, Sorrentino è stata bocciata da Pedretti e Colla e poi si è fatta da parte. A quel punto la candidatura, mai esplicitata ma sul campo, di Maurizio Landini ha rappresentato la carta della Camusso, e dell’attuale Cgil, per fronteggiare una rivolta interna, ma anche per dare al sindacato una guida riconoscibile e in grado di reggere lo scontro politico e sociale che un governo della Lega e, in parte, del M5S, rappresenta per la Cgil.