Un voto “privo dei requisiti minimi di agibilità democratica“. L’accusa arriva da Rifondazione Comunista, e riguarda la consultazione online con cui i militanti di Potere al popolo (oltre 9mila al termine della campagna di tesseramento) voteranno fino a martedì il proprio statuto. Ma una delle due proposte è stata ritirata dagli stessi promotori, che hanno invitato i sostenitori a non votarla. Lo ha annunciato Maurizio Acerbo, segretario del Prc, in una nota che sembra un preludio all’ennesima scissione a sinistra, con le due anime del movimento giunte ai ferri corti dopo una convivenza mai facile.

Da una parte ci sono gli attivisti del centro sociale Ex opg Je so’ pazzo di Napoli, tra cui la portavoce Viola Carofalo, e varie associazioni della galassia anticapitalista, in primis il movimento Eurostop. La loro proposta, “Indietro non si torna”, disegna Pap come un soggetto politico a tutti gli effetti – un partito, insomma – orientato nelle scelte dal voto della base, senza troppi passaggi burocratici. Dall’altra c’è Rifondazione, il più importante tra i partiti che hanno aderito al progetto, fornendo un grosso contributo in termini di iscritti, risorse e finanziamenti pubblici. Il Prc, peraltro, è l’unico “partito” vero e proprio rimasto dentro Potere al popolo: il Pci di Mauro Alboresi e Sinistra anticapitalista di Franco Turigliatto si sono già defilati in polemica con Carofalo e soci, accusati di gestire il movimento come cosa propria.

I dirigenti comunisti, nello “Statuto di tutte e di tutti”, immaginano Potere al popolo come un semplice contenitore di realtà autonome con la propria voce in capitolo su ogni decisione: a partire, ovviamente, da Rifondazione, che vuole evitare di essere fagocitata. Sullo sfondo ci sono le elezioni europee di maggio 2019: non è un mistero, infatti, che Acerbo aspiri a una lista unica insieme a Sinistra Italiana, sotto l’egida carismatica di Luigi De Magistris, per superare lo sbarramento del 4% sfruttando anche il simbolo della lista Tsipras, che permetterebbe di evitare la raccolta delle firme. In questo senso, il timore è che un rafforzamento della personalità di Potere al popolo possa spingere ad accampare pretese sul simbolo, rendendo più complicato l’accordo.

Acerbo e compagni denunciano, in sostanza, il boicottaggio della propria proposta: “Oggi (venerdì, ndr) è stata rifiutata la pubblicazione sul sito del testo di presentazione al nostro statuto, creando una evidente e inaccettabile condizione di disparità tra i due statuti di fronte agli aderenti”, scrivono nella nota. “Il primo statuto aveva da tempo pubblicato la propria, abusando ancora una volta del monopolio sulla gestione di sito e pagine social” degli attivisti di Je so’ pazzo. “Sul sito vi è, poi – proseguono – una ricostruzione falsa del coordinamento di lunedì scorso, che attribuisce a noi, che abbiamo sempre chiesto di poter votare su un solo statuto emendabile, la responsabilità di andare al voto su due statuti contrapposti”.

“Le assemblee territoriali hanno votato le versioni definitive degli statuti, ognuna con un suo preambolo”, rispondono dall’Ex opg. “Venerdì Rifondazione ha chiesto di inserire una premessa differente, che era un’accusa nei nostri confronti più che una dichiarazione di intenti”. E Salvatore Prinzi, ricercatore di filosofia, uno dei volti storici del centro sociale napoletano, affida la propria versione ad un lungo post su Facebook, dal titolo “Che sta succedendo? Tutta la verità su Potere al popolo”. “Hanno fatto i conti e non gli ritornano. Non solo non ce la fanno a vincere, ma rischiano di perdere di brutto”, scrive Prinzi. “I controlli sulle iscrizioni sono stati rigorosi, non si può deportare gente a caso come si fa nei congressi… e quindi meglio buttare la palla in tribuna per non giocare la partita, far apparire tutti ridicoli, dire che il gioco è falsato”. “Tafazzi a questi gli fa un baffo, c’è qualcosa di malato in questa sinistra”, attacca. “Noi abbiamo cercato fino alla fine di pazientare, di non farci coinvolgere. Ma loro su questo sono bravi. Fanno polemica, mischiano le carte e la gente, giustamente affamata di unità, ci casca. A costruire ci vuole fatica, a rovinare bastano due persone che strepitano”.

Ora lo statuto dei “napoletani”, che già godeva di un’ampia maggioranza nelle assemblee territoriali, vincerà quasi certamente la conta. Ma il punto interrogativo riguarda il futuro di Potere al popolo, che negli ultimi mesi è dato in crescita da tutti i sondaggi. Se Rifondazione abbandonasse la barca, il movimento di Viola Carofalo potrebbe andare incontro a serie difficoltà economiche. E, più in generale, l’ennesimo battibecco tra correnti rischia di demotivare anche i sostenitori più affezionati. “La sinistra è morta. Ho letto due resoconti opposti e mi sono arresa. È tutto allucinante. Intanto la deriva leghista avanza”, scrive una militante su Facebook.