La tela del ragno. Quando Giancarlo Galan era governatore del Veneto e l’uomo politico più potente per una quindicina d’anni riceveva soffiate perfino dai Carabinieri. E non da un carabiniere qualunque, ma addirittura da Franco Cappadona, per 25 anni comandante del nucleo di polizia giudiziaria in Procura, competente per i reati contro la pubblia amministrazione, che era stato praticamente il braccio investigativo di Pietro Calogero quando il magistrato era ai vertici degli uffici giudiziari di Padova. Il luogotenente è stato condannato a due anni e cinque mesi per rivelazione di segreto d’ufficio e favoreggiamento aggravato, al termine di un processo che riguardava anche altri episodi (alcuni prescritti, assolto in un caso). Il pubblico ministero Federica Baccaglini aveva chiesto una pena inferiore (due anni) a quella inflitta dal Tribunale.

Era l’anno 2013, lo scandalo Mose con le manette a politici, imprenditori, uomini dello Stato, sarebbe venuto alla luce solo l’anno successivo, quando i pubblici ministeri veneziani chiesero e ottennero l’arresto di Galan per corruzione. Ebbene, con un anticipo di parecchi mesi, Galan avrebbe ricevuto l’informazione che stavano indagando su di lui e, in particolare, sulla fastosa Villa Rodella che il governatore di Forza Italia aveva acquistato e restaurato sontuosamente. Qualche anno prima aveva celebrato una festa di compleanno con centinaia di invitati, tra cui Silvio Berlusconi arrivato in elicottero.

Nell’aprile del 2013 il luogotenente avrebbe fatto pervenire quelle informazioni (in tre occasioni, il 2, 3 e 17 aprile) attraverso il consigliere regionale Regina Bertipaglia. Le disse che la Guardia di Finanza stava indagando sul governatore azzurro e sulla villa. Per essere certo che l’informazione fosse arrivata al destinatario, aveva poi contattato Galan di persona.

La prima frase incriminata, pronunciata con la Bertipaglia: “Dì all’amico che la Finanza sta indagando per sapere se el ga becà o nol ga becà (ha incassato o no soldi, ndr) e su villa Rodella”. La telefonata era stata intercettata.

Galan era stato sentito come testimone al processo e aveva ammesso la frequentazione: “Cappadona era un esponente molto ascoltato in questo palazzo di giustizia. In quell’anno avevano arrestato la mia segretaria… Volete che non pensi che stanno indagando su di me?”. Poi Cappadona aveva chiamato Galan: “Hai parlato con la Regi?… io ti notizio”. Puntuale come in un mattinale di caserma, la notizia era arrivata a destinazione.

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