Vertice bilaterale insidioso quello di venerdì tra il Presidente turco, Recep Tayyip Erdoğan, e il Cancelliere tedesco, Angela Merkel, a Berlino. Tema principale sul tavolo dei leader era la situazione in Siria, per la quale la leader della Cdu ha poi annunciato un vertice con Erdoğan, Vladimir Putin e ed Emmanuel Macron. Ma la visita del “Sultano” di Ankara aveva anche lo scopo di raffreddare i rapporti tra i due Paesi, diventati tesi a causa di presunti “nemici dello Stato” turco o “terroristi” presenti in Germania, tra cui l’ex direttore del quotidiano turco CumhuriyetCan Dündar, e dei cinque cittadini tedeschi ancora in carcere in Turchia.

Le prime difficoltà si sono presentate già in mattinata, quando il Presidente della Turchia ha annunciato che non avrebbe preso parte alla conferenza stampa congiunta se, come previsto, avesse partecipato anche Dündar. Ci ha pensato il giornalista turco a evitare un caso diplomatico, annunciando che non si sarebbe presentato all’incontro con la stampa. “Che ci sia una controversia su Can Dündar è noto – ha poi commentato Merkel – È stata una sua decisione personale quella di non partecipare a questa conferenza stampa. È anche risaputo che vi sia una diversa posizione tra me e il Presidente Erdoğan su tale questione”.

Siria, a ottobre summit tra Merkel, Putin, Erdoğan e Macron
Le principali novità sono arrivate dalla trattativa avviata per trovare un accordo sull’avvio di un processo di pace in Siria. Merkel ha subito annunciato che è in preparazione per ottobre un summit al quale prenderanno parte anche il Presidente francese, Emmanuel Macron, il Presidente russo, Vladimir Putin e Recep Tayyip Erdoğan. “Siamo favorevoli a un incontro a quattro con il presidente turco, il presidente russo, il presidente francese e io, perché la situazione è sempre fragile. Abbiamo l’ambizione che si tenga a ottobre”, ha detto Merkel.

Al centro della riunione ci sarà la questione di Idlib, ultimo grande bastione dell’opposizione in Siria e contro cui le forze governative, sostenute da Mosca, preparano da settimane un’offensiva. La Turchia, che sostiene i ribelli, e la Russia si sono sentite a metà ottobre per individuare una zona demilitarizzata destinata a evitare una crisi umanitaria e la fuga potenziale di centinaia di migliaia di rifugiati verso la Turchia e poi verso l’Europa. Erdogan aveva già detto quest’estate di voler ospitare a Istanbul un summit a quattro, il 7 settembre, ma il meeting non ha mai avuto luogo.

La Turchia chiede l’estradizione di 69 “terroristi”. Merkel: “Serve cautela”
Tra le richieste della Turchia c’è anche la consegna dell’ex direttore del giornale turco, già condannato a 5 anni e 10 mesi di carcere dal Tribunale di Istanbul con l’accusa di violazione del segreto di Stato per avere pubblicato lo scoop sul passaggio di armi in Siria. Berlino, scrive la Süddeutsche Zeitung, interpreta questa richiesta come una provocazione, ritenendola irricevibile. “Immagino che sappiate che Can Dündar è una spia, che è una persona che ha rivelato segreti di Stato e che un tribunale l’ha condannato a 5 anni e 10 mesi di carcere”, ha dichiarato Erdoğan nel corso della conferenza stampa. “È un nostro diritto fondamentale cercare l’estradizione di un condannato. Abbiamo chiesto l’estradizione di una persona del genere contro la quale c’è una condanna definitiva”.

L’atteggiamento del Presidente nei confronti dell’opposizione e dei giornalisti nel suo Paese è il tema più caro agli attivisti e anche nel corso della conferenza stampa non sono mancate le manifestazioni di dissenso: un giornalista turco regolarmente accreditato, Ertgrul Yigit, si è presentato in sala stampa indossando una t-shirt con su scritto “Gazetecilere Özgürlük”, che significa “libertà per i giornalisti in Turchia”. L’uomo è stato allontanato dalla sala. 

Ma non era solo Dündar l’oggetto delle richieste di Erdoğan: il Presidente si è presentato da Merkel, riferisce il quotidiano turco Yeni Asir, con una lista di 69 nomi: 69 “terroristi”, sospettati di essere seguaci del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (Pkk) o del Movimento Hizmet di Fetullah Gülen, che il governo tedesco avrebbe dovuto riconsegnare alla Turchia. “Ci sono migliaia di membri del Pkk in Germania, e inoltre ci sono centinaia di seguaci del movimento Gülen”, ha poi dichiarato il Presidente turco chiedendo alla Germania una collaborazione per sconfiggere il terrorismo nel Paese. Angela Merkel ha ribadito che anche la Germania riconosce il Pkk un’organizzazione terroristica, ma che “ci servono altre informazioni, per assimilare ad esempio il movimento di Gülen al Pkk. Noi non siamo arrivati a questa conclusione. Noi condanniamo questo colpo di Stato in modo molto chiaro. Sono stata personalmente in Turchia e ho visto i danni in Parlamento, so che sono morte oltre 200 persone, e questo non è in alcun modo accettabile”.

Dal canto suo, anche Angela Merkel aveva delle richieste per Erdoğan. Prima su tutte la “rapida soluzione” e scarcerazione dei cinque cittadini tedeschi detenuti in Turchia. Il Cancelliere ha poi aggiunto che vi sono stati “concreti” progressi nel rilascio di alcuni di loro.

Il clima si è poi disteso quando la discussione con i giornalisti si è spostata su tematiche economiche. “La Germania ha interesse a una Turchia economicamente stabile. L’incontro di oggi è di grande importanza e offre la chance di parlare di temi controversi, ma anche dei progetti comuni. È molto quello che ci unisce”, ha detto Merkel aggiungendo che “solo con il dialogo si possono risolvere le controversie”. Il Cancelliere ha colto l’occasione per annunciare anche una missione del ministro dell’Economia,  Peter Altmaier, che si recherà in Turchia a ottobre con una sua delegazione. Clima disteso anche quando la parola l’ha presa Erdoğan: “Troviamo molto importante collaborare con la Germania in ambito economico, in una situazione win-win“.