Milioni di telespettatori negli Stati Uniti si sono raccolti davanti alla tv, a casa, nei bar e in altri luoghi pubblici, per seguire le audizioni davanti alla Commissione Giustizia del Senato di Brett Kavanaugh, il giudice nominato da Donald Trump alla Corte suprema, e Christine Blasey Ford, la prima donna ad accusarlo di averla aggredita sessualmente. Una testimonianza fondamentale, quella della Ford, che ha portato alla denuncia di altre due donne che hanno puntato il dito contro il giudice, dando inizio a un nuovo caso che ha creato imbarazzo alla Casa Bianca. “Sono sicura al 100% – ha dichiarato la docente di psicologia sotto giuramento – È lui l’uomo che tentò di violentarmi”. Il giudice, in serata, si è poi difeso: “Sono favorevole a qualsiasi indagine su di me, dell’Fbi, del Senato, della polizia, perché so che mi assolverà”.

Kavanaugh in lacrime: “Non mi farò intimidire, non mi costringerete a lasciare”
Il giudice della Corte Suprema si è presentato nell’aula del Senato degli Stati Uniti e ha iniziato la sua deposizione dichiarandosi innocente: “Meno di due settimane fa, Ford mi ha accusato di un evento che risale a quando eravamo al liceo – ha detto – Ho negato le accuse inequivocabilmente: tutte le quattro persone che sarebbero state presenti alla serata in cui sarebbe avvenuta l’aggressione sessuale non hanno ricordo di quell’incontro. Ho chiesto un’audizione per il giorno dopo la diffusione delle accuse, ma la Commissione ci ha messo dieci giorni. In questi dieci lunghi giorni, la mia famiglia e il mio nome sono stati distrutti da accuse false, dieci giorni dannosi per me, la mia famiglia, la Corte suprema e il paese. Accolgo con favore ogni inchiesta, perché so che qualsiasi inchiesta del Senato, dell’Fbi, della polizia locale, mi assolverà”.

Chiamato a parlare dopo la sua accusatrice, Kavanaugh dovrà convincere non solo i senatori americani, ma anche l’uomo che l’ha voluto alla Corte suprema: Donald Trump. Fonti della Casa Bianca citate dalla Cnn sostengono che la presidenza avrebbe trovato “convincenti” le parole dell’accusatrice, mettendo il giudice in una situazione “terribile”.

Kavanaugh passa poi al contrattacco, sostenendo che le accuse nei suoi confronti sarebbero “orchestrate e calcolate“: “Questo è un circo e le conseguenze persisteranno fino a dopo la mia conferma – ha detto riferendosi all’iter per la conferma del giudice alla Corte suprema – Non contesto che Ford sia stata violentata da qualche parte e da qualcuno, ma non da me. Io sono innocente di fronte a queste accuse. Io e Ford non ci muovevamo negli stessi ambienti sociali”. Poi il giudice è scoppiato in lacrime e ha dovuto interrompere il suo intervento che, però, è poi ripreso con la promessa di andare fino in fondo: “Non mi farò intimidire, potete sconfiggermi nel voto finale ma non riuscirete a farmi lasciare, mai”.

Ford: “Ho ricordi indelebili di quella sera, ricordo le risate sguaiate”
“Sono terrorizzata, ma è un mio dovere civico”, ha detto Ford all’inizio della testimonianza. Apparsa molto tesa ed emozionata, la donna ha iniziato a ricostruire il giorno in cui, racconta, il giudice della Corte suprema l’avrebbe molestata. “Non ho tutte le risposte – ha iniziato la donna – Non ricordo come vorrei, ma i dettagli di quella notte che mi hanno portato qui oggi non li dimenticherò mai. Sono impressi nella mia memoria e mi hanno perseguitato episodicamente quando sono diventata adulta”. A specifica richiesta riguardante l’identità dell’accusato, però, la presunta vittima non ha esitato: “Sono sicura che fosse Kavanaugh? – ha risposto alla domanda della senatrice Dianne Feinstein – Sono sicura proprio come sono sicura del fatto che ora sto parlando con lei. Uno scambio di identità? Assolutamente no”. “Ho creduto che (Brett Kavanaugh) mi avrebbe violentata”.

Le domande dei senatori, poi, hanno cercato di ricostruire ciò che è accaduto alla festa incriminata, nel 1982, chiedendo a Ford se avesse bevuto o assunto farmaci prima del party:  “Assolutamente no”. “Cosa le è rimasto più impresso dell’episodio?”, le hanno poi chiesto. “Le risate sguaiate” di Brett Kavanaugh e Mark Judge “sono indelebili, si divertivano a mie spese”, ha detto la donna, che dopo l’episodio in questione ha sofferto di “ansia, claustrofobia, sindrome da stress post-traumatico, panico“.

La donna ha poi voluto spiegare come sia stato difficile per lei sedersi in quell’aula e ricordare quell’episodio di 36 anni fa: “A parte l’assalto sessuale, le ultime due settimane sono state le più dure della mia vita – ha spiegato – Rivivere il mio trauma di fronte al mondo, aver visto la mia vita fatta a pezzi dalla gente in tv, sui media”. La donna ha inoltre riferito di aver subito minacce che l’hanno costretta a trasferirsi con la sua famiglia e a vivere sotto scorta.

Poi il racconto è tornato ai momenti della presunta violenza: “Era difficile per me respirare e pensai che Brett mi avrebbe accidentalmente uccisa. Sia Brett sia Mark ridevano ubriachi durante l’aggressione. Entrambi sembravano divertirsi. Mark incitava Brett, anche se qualche volta gli disse di fermarsi. Un paio di volte colsi lo sguardo di Mark e pensai che potesse tentare di aiutarmi, ma non lo fece”.

Donald Trump, che prima dell’audizione aveva dichiarato di non vedere l’ora di sentire “l’accusatrice del giudice Brett Kavanaugh, potrei essere convinto di tutto”, ribadendo che potrebbe cambiare idea sul magistrato, ha seguito l’evento dall’Air Force One, di ritorno da New York, dove ha preso parte all’assemblea generale dell’Onu.

Kavanugh, invece, ha seguito la prima parte della testimonianza dall’ufficio di rappresentanza che il vicepresidente Mike Pence mantiene al Senato, stando a una fonte informata citata dalla Cnn.  “Non ero perfetto allora come non sono perfetto oggi. Bevevo birra con i miei amici, di solito nei weekend. Qualche volta ne bevevo troppa. A posteriori, ho detto e fatto cose al liceo che mi fanno rabbrividire. Ma non è questo il motivo per cui siamo qui oggi”, ha scritto nelle dichiarazioni che oggi apriranno la sua testimonianza alla commissione Giustizia del Senato, definendo le accuse di aggressione sessuale ai tempi del liceo “calunnie dell’ultimo minuto”.

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