Non solo grilli e locuste (che sono considerati deliziosi in molte parti del mondo), ma l’olio a base di trans-cannabidiolo, derivato dalla cannabis sativa, e il fonio, cereale senza glutine consumato in Africa da sempre ma sconosciuto ai consumatori europei. O l’estratto di foglie di ulivo, che un’azienda olandese chiede di poter vendere come ingrediente per prodotti a base di cereali, latte e derivati, dolciumi e bevande analcoliche. Sono i primi nuovi alimenti che potrebbero entrare nel mercato europeo nei prossimi mesi grazie al regolamento del 2015 (Novel Food, EU2283/2015)), che ha centralizzato e uniformato la procedura di autorizzazione a livello Ue.

Il provvedimento – come riporta l’Ansa – ha dato il via libera alla presentazione delle domande lo scorso gennaio e dà nove mesi di tempo all’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (Efsa) per pubblicare la sua valutazione. L’Efsa ha già fornito alcuni pareri e per le domande presentate in gennaio potrebbe essere questione di poco. Poi Commissione europea e Stati membri dovranno decidere sull’immissione in commercio. Per alcuni insetti – con cui per esempio in passato si è scagliata Coldiretti – i pareri definitivi non saranno pronti prima di fine anno o a inizio 2019. Ma parliamo di una minima parte delle 35 richieste di autorizzazione di nuovi alimenti ricevute dall’Ue nel 2018, che salgono a 38 se si considerano i cibi tradizionali in altri Paesi mai commercializzati in Europa, come il fonio. “Le domande che abbiamo ricevuto finora riguardano principalmente piante o parti di piante, sostanze, estratti, prodotti fermentati o sintetici – spiega Valeriu Curtui, capo unità nutrizione dell’Efsa – che le aziende vorrebbero commercializzare soprattutto come ingredienti”.

Difficile trovarsi il grillo nel piatto: è più probabile che possa diventare parte di farine o componente di mangimi per animali. “Per i nostri pareri analizziamo composizione e ingredienti, il processo di produzione, se ci sono precedenti nell’uso dell’alimento al di fuori dell’Ue, nel caso sia un estratto da una pianta, per esempio, andiamo a studiare le caratteristiche della pianta, se ha mai causato effetti avversi, quindi valutiamo i risultati dei test tossicologici”. Riguardo agli alimenti nuovi in Europa ma tradizionali in altre parti del globo, “c’è una sorta di autorizzazione rapida: sono cibi che devono risultare “consumati in Paesi non Ue per almeno 25 anni – spiega Curtui – da una quota significativa della popolazione e con una storia di sicurezza”. Durante la procedura di notifica, che dura quattro mesi, “possiamo sollevare obiezioni, come possono farlo le agenzie per la sicurezza alimentare nazionali”, con un eventuale via libera finale che spetta comunque ai Paesi Ue e alla Commissione Europea.

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