Gli Stati membri dell’Unione europea dovranno varare sanzioni accessorie per i condannati per riciclaggio che non potranno più fare affari con la pubblica amministrazione né accedere a finanziamenti pubblici o candidarsi a cariche elettive. Lo prevede la nuova direttiva approvata dal parlamento europeo. “Chi ricicla denaro proveniente da attività illecite sfrutta i ‘buchi‘ che si vengono a creare a causa di legislazioni nazionali non coordinate tra di loro. Per questo motivo il testo si propone di eliminare gli ostacoli alla cooperazione giudiziaria e di polizia a livello transfrontaliero, introducendo anche in questo settore disposizioni comuni al fine di migliorare l’indagine sui reati connessi al riciclaggio di denaro”, dice Ignazio Corrao, eurodeputato M5s autore del testo che prevede una definizione comune e un allineamento delle pene tra i vari Paesi. A votare per la direttiva proposta dai pentastellati sono stati 634 europarlamentari presenti alla plenaria di Strasburgo: in pratica il 90% dei 704 presenti. Entro due anni, dunque, i 27 Stati membri dell’Ue dovranno adeguarsi alle indicazioni inserite nella direttiva.

Nel dettaglio le nuove norme prevedono l’eliminazione del “requisito della doppia incriminabilità della condotta criminosa da cui provengono i proventi di reati particolarmente gravi quali il traffico di esseri umani, il terrorismo o la corruzione”. Tradotto significa che gli investigatori di un paese membro potranno procedere nei confronti di chi ricicla denaro, senza doversi preoccupare del fatto che tale condotta costituisca o no reato per l’ordinamento di altri paesi eventualmente coinvolti.  Il cuore della direttiva è quindi l’inserimento di norme in “materia di cooperazione tra autorità giudiziarie e di contrasto che come abbiamo sempre detto, è un prerequisito indispensabile per assicurare la concreta efficacia delle norme”, dice sempre Corrao. “In primo luogo – spiega l’eurodeputato – abbiamo inteso rafforzare significativamente lo scambio di informazioni e l’obbligo di cooperare tra le autorità degli stati membri. Dall’altro, dato il carattere globale del crimine organizzato esprimendo una sensibilità propria del mio essere membro della commissione sviluppo, abbiamo inteso inserire norme specifiche per incentivare in futuro una sempre più efficace collaborazione anche con paesi terzi rispetto all’Unione europea inclusi i paesi in via di sviluppo”. 

L’altra novità rilevante è appunto l’introduzione di sanzioni accessorie per i condannati. “Gli Stati membri dovranno obbligatoriamente prevedere sanzioni quali il divieto permanente di contrarre con la pubblica amministrazione, di accedere a finanziamenti pubblici, l’interdizione dall’esercizio di un’attività commerciale o il divieto di candidarsi a cariche elettive o pubbliche. Chi si macchia di crimini tanto gravi e pericolosi deve stare lontano dalla pubblica amministrazione. Questo è anche il nostro impegno in Italia come stiamo già dimostrando con il decreto spazza corrotti“, ha aggiunto Corrao citando il cosiddetto daspo – cioè l’interdizione definitiva dai pubblici uffici per i condannati per reati contro la pubblica amministrazione contenuto nel decreto varato dall’esecutivo M5s – Lega nei giorni scorsi.

All’interno del provvedimento ci sono anche anche norme in tema di confisca. Misure che però sono molto più tenui rispetto a quelle proposte dai pentastellati. “Su questo punto – spiega però l’eurodeputato del M5s – avremmo voluto vedere uno sforzo maggiore da parte delle altre Istituzioni per accogliere le richieste del Parlamento. Il mio rapporto, licenziato dalla commissione Libertà Civili, Giustizia e Affari Interni, prevedeva invero norme ben più stringenti e innovative che, purtroppo, hanno trovato la ferma opposizione delle altre Istituzioni coinvolte nei negoziati. Mi auguro che la Commissione tenga fede agli impegni presi nel corso dei triloghi e presenti in tempi brevi una revisione della direttiva esistente relativa al congelamento e alla confisca dei beni strumentali e dei proventi di reati al fine di prevedere il sequestro anche per una condanna non definitiva, in caso di prescrizione o morte del reo”.