C’è un’altra vittima della polmonite da legionella in Lombardia. Un uomo di 82 anni, residente in provincia di Lecco, è morto infatti dopo all’ospedale di Desio, dove era arrivato due giorni fa in arresto cardiocircolatorio. A darne notizia è l’Asst di Monza: secondo gli esperti gli “esami diagnostici specifici” a cui è stato sottoposto l’anziano “avrebbero evidenziato un quadro compatibile con diagnosi di Polmonite da Legionella. Un uomo di 29 anni è ricoverato invece in prognosi riservata in terapia intensiva all’ospedale San Gerardo di Monza, è attaccato alla macchina “Ecmo” per la pulizia del sangue. Le sue condizioni, a detta dei medici, sono gravi ma stabili. La prima settimana di ricovero sarà decisiva per poter sciogliere la prognosi. Finora i casi di legionella più gravi hanno riguardato persone in età avanzata. In questo caso invece si tratta di una persona in giovane età, e secondo i medici dovrebbe avere maggiori capacità di reagire alle cure.

“A ieri fino alle ore 20 vi sono stati 235 accessi al pronto soccorso, 196 sono le persone attualmente ricoverate” ha detto l’assessore della Lombardia al Welfare Giulio Gallera riferendo all’Aula del Consiglio regionale la situazione dell’epidemia di polmonite che ha colpito la zona. I comuni interessati sono 70, nell’area di Brescia e Mantova, ma la legionella “non si propaga bevendo acqua o per contagio tra persone, non c’è nessun motivo per chiudere le scuole”. Solo nel bresciano, nei giorni scorsi ci sono stati 12 casi accertati di contagio da legionella, con un morto per polmonite batterica, mentre a Torino una donna di sessant’anni è morta e si sospetta che il batterio ne sia la causa: all’ufficio di Igiene spetta ora procedere con gli accertamenti. Dal ministero della Salute intanto rassicurano che stanno “monitorando la situazione dai primi casi registrati”.

La conferma dei casi di legionella arriva dopo l’apertura di un’indagine della Procura di Brescia sull’aumento dei casi di polmonite. L’ipotesi principale si basava proprio sulla legionella come causa dell’intensificarsi della malattia. “Possiamo dire che oggi vi è una curva epidemica in calo. Non ci sono dati che inducono a ritenere che ci siano nuovi casi – ha chiarito l’assessore Gallera –  non vi è alcun motivo per chiudere le scuole o per non bere l’acqua del rubinetto”. Anche perché, ricorda l’assessore, la legionella non si trasmette con il contatto tra le persone.

Dal ministero della Salute fanno presente che il batterio della legionella è molto diffuso in natura, in ambienti di acqua dolce (laghi e fiumi, sorgenti termali, ambienti umidi in genere). La maggior parte degli individui sani resiste alla malattia, ma il rischio di acquisizione dipende da vari fattori come la suscettibilità individuale del soggetto, la concentrazione e il tipo di batterio e il tempo di esposizione. In ogni caso, la malattia può essere acquisita respirando il batterio da aerosol: grandi epidemie sono spesso causate dalle emissioni, anche a lunga distanza, da torri evaporative o di raffreddamento, non adeguatamente pulite e disinfettate in cui l’acqua di raffreddamento è contaminata dal batterio.

La malattia può avere un periodo di incubazione variabile da 2 a 10 giorni (in media 5-6), e ha le caratteristiche di una polmonite infettiva, con o senza manifestazioni extrapolmonari. Nei casi gravi può insorgere bruscamente con febbre, dolore toracico, dispnea, cianosi, tosse produttiva.

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