Si sono dati appuntamento al Circolo dell’Autorità Portuale di Genova i lavoratori del collettivo che mette insieme dipendenti e precari dei terminal e camalli della compagnia unica. A quasi un mese dal crollo del ponte Morandi, hanno deciso di prendere parola per esprimere pubblicamente il loro pensiero sulle ragioni profonde della strage: “Siamo qua per dire semplicemente che la privatizzazione ha fallito – scandisce Luca Franza, portuale della Culmv e tra le anime del Collettivo Autonomo Lavoratori Portuali Calp – ma le responsabilità sono anche nostre, perché non abbiamo saputo fermarli”.

Si sfogano e ascoltano lavoratori e sindacalisti in pensione che raccontano la lotta del Dopoguerra per mantenere il Porto pubblico e poi la lotta, persa, contro la precarizzazione. “All’inizio degli anni Ottanta eravamo ancora 10mila lavoratori, ora 4mila  – ripercorre la storia recente Danilo Oliva, attuale presidente del Circolo Autorità Portuale -. Cos’è successo? Ci è cascata addosso la privatizzazione, che ha significato precarietà e continua erosione dei diritti”.

Per il momento non prevedono iniziative eclatanti, scioperi o manifestazioni, ma si limitano a chiedere con forza che dopo la tragedia del 14 agosto vengano riviste tutte le concessioni, non solo quella di Autostrade per l’Italia: “Perché hanno voluto il potere e spartirsi i beni comuni, ora devono prendersi le responsabilità o restituire quanto gli è stato regalato in questi anni”.

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