Identificati (di nuovo) e poi rilasciati. Nessun fermo di polizia, nessuna espulsione. “Possono andare dove vogliono”. Sono in 16, tutti di nazionalità eritrea, e hanno passato la mattinata alla Divisione Stranieri della Questura di Roma per essere identificati, in quanto “tutti sprovvisti di documento”. Con loro anche un siriano. Si tratta di alcuni dei migranti sbarcati a fine agosto a Catania dalla nave della guardia costiera Diciotti, al termine di un tira e molla infinito con il Viminale, e poi “fuggiti” dal centro di accoglienza di Rocca di Papa al quale erano stati assegnati. Questa mattina la Digos di Roma aveva compiuto un blitz al centro Baobab Experience di via Tiburtina – punto di sosta informale da anni riferimento dei migranti eritrei che aspettano di ripartire verso il Nord Europa – e, più o meno a colpo sicuro, li ha fermati e portati negli uffici di via Teofilo Patini, il tutto senza alcuna resistenza da parte dei ragazzi. Il centro, fra l’altro, era già ingolfato dai 40 stranieri in corso di identificazione dopo lo sgombero – voluto dalla Prefettura di Roma su disposizioni del Viminale – di un palazzo occupato nel vicino quartiere di Tor Cervara. I migranti erano già stati identificati a bordo della nave Diciotti durante la lunga sosta nel porto di Catania e l’ufficio immigrazione ha ripreso le impronte digitali e sottoposto all’esame dei tratti somatici per confrontarli con i dati già in possesso.

L’operazione era stata denunciata dai volontari del centro Baobab, che hanno assistito all’arrivo della Polizia mentre i migranti si stavano sottoponendo a visite mediche da parte del personale di Medici Senza Frontiere. Più volte contattata la Questura di Roma, non è stato possibile ottenere spiegazioni ufficiali sulle motivazioni dell’operazione, salutata con favore dal ministro dell’Interno, Matteo Salvini: “Rifiutano l’aiuto e pretendono di circolare senza documenti e senza rendere conto di nulla – ha detto il titolare del Viminale – Così, abbiamo la conferma che la storia degli ‘scheletrini che scappano dalla guerra’ è una farsa. Mentre è pura fantasia l’ipotesi che io li abbia sequestrati: gli unici sequestrati sono gli italiani, vittime dell’immigrazione clandestina. Immigrazione che continueremo a combattere”.

Resta il fatto, a quanto viene spiegato da fonti interne alla Divisione Stranieri, che pur avendo inizialmente ricevuto lo “status di irregolari”, la certificata nazionalità eritrea permette ai migranti di essere automaticamente “rifugiati politici” e dunque di poter circolare liberamente, specie dopo aver mostrato l’intenzione (concreta) di andare via dall’Italia. “Non si tratta di prigionieri o di fuggitivi, ma di persone già identificate e fotosegnalate al momento dello sbarco. E’ stato un inutile spot”, ha commentato Andrea Costa, uno dei responsabili del Baobab. “Torneranno da noi – prevede – come il 90 per cento dei migranti considerano l’Italia soltanto una tappa del loro viaggio, vogliono proseguire verso altre mete. Non hanno intenzione di chiedere asilo, cercano Paesi più’ accoglienti. E visto quello che succede e il clima che si respira è davvero difficile dargli torto”.

L’operazione di stamane è stata salutata con parecchio fastidio anche da parte di alcuni sindacati della Polizia di Stato. “I colleghi della Digos – spiega Filippo Bertolami, segretario generale della Polizia Nuova Forza Democratica – sono stati costretti a compiere un’operazione inutile e assolutamente speculare alle identificazioni di Catania. Eppure bastava dotare i migranti di un foglio con l’indicazione fotografica. Il centro di via Patini è ingolfato dalla presenza di stranieri fermati in due diverse e difficili operazioni”. “Sarebbe bastata – conclude Bertolami – una ragionevole operazione di intelligence: in questo modo, invece, stiamo solo trattenendo in Italia gente che se ne vuole andare, mettendo in difficoltà le forze dell’ordine”.

Vale la pena ricordare che la gran parte dei migranti che si trovavano sulla nave Diciotti proviene dall’Eritrea. I dati dicono che moltissimi eritrei che sbarcano in Italia non rimangono qui, come ricordava due giorni fa anche il direttore della Caritas Francesco Soddu, ma cercano di andare in altri Paesi come Svizzera, Germania, Olanda. In Eritrea da 25 anni governa un regime dittatoriale guidato da Isaias Afewerki, condannato nel 2015 dall’Onu per crimini contro l’umanità proprio per la sua politica interna repressiva. Peraltro l’Eritrea è uno dei 10 Paesi con il Pil pro capite più basso al mondo (1400 dollari). Tutti sanno anche che l’Eritrea è stata colonia italiana dal 1890 al 1941.

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