È morto all’età di 96 anni, a Belluno, lo scienziato Luigi Luca Cavalli Sforza. Pioniere della genetica delle popolazioni, studioso anche di antropologia e linguistica, ha dedicato la sua carriera a smontare il concetto di “razza”. È stato uno dei primi scienziati a concentrarsi sulle modalità con cui i geni contengono le tracce della storia dell’umanità: i risultati dei suoi sforzi sono contenuti in diversi libro diventati best seller, primo tra tutti “Geni, popoli e lingue” – edito in Italia da Adelphi. Nel 1993 con il figlio Francesco ha scritto poi il libro divulgativo Chi siamo. La storia della diversità umana.

Nato a Genova il 25 gennaio 1922, il genetista è stato allievo di Adriano Buzzati Traverso, padre della genetica italiana. Ha iniziato i suoi studi  sulla genetica partendo dal moscerino della frutta e dai batteri, per poi spostare la sua attenzione sull’uomo. In particolare si è dedicato alla genetica delle popolazioni e delle migrazioni dell’uomo e sulle interazioni tra geni e cultura. Combinando la demografia con le analisi dei gruppi sanguigni nella popolazione è riuscito a creare un vero e proprio nuovo campo di ricerca. I suoi studi hanno permesso di ritrovare nell’attuale patrimonio genetico dell’uomo i segni lasciati dai grandi movimenti migratori del passato e delle società multietniche.

Socio nazionale dell’Accademia dei Lincei per la classe delle Scienze Fisiche, membro ordinario della Pontificia Accademia delle Scienze, era anche socio onorario della Società italiana di biologia evoluzionistica. “I gruppi che formano la popolazione umana non sono nettamente separati, ma costituiscono un continuum”, è la sua riflessione più celebre. “Le differenze nei geni all’interno di gruppi accomunati da alcune caratteristiche fisiche visibili sono pressoché identiche a quelle tra i vari gruppi e inoltre le differenze tra singoli individui sono più importanti di quelle che si vedono fra gruppi razziali. La parola razza stava a significare un sottogruppo di una specie distinguibile da altri sottogruppi della stessa specie. Ma la distinguibilità è inapplicabile nella specie umana (…) Le migrazioni frequentissime hanno creato una continuità genetica quasi perfetta”.

Oltre alla carriera accademica – ha insegnato a Parma, Pavia e Stanford (Stati Uniti) – Cavalli Sforza ha dedicato una parte importante della sua attività alla divulgazione scientifica, sia attraverso la pubblicazione di – anche di alcune raccolte delle sue lezioni – sia incontrando direttamente il pubblico organizzando festival e promuovendo diverse mostre sulla storia dell’umanità.

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