La terapia genica con cellule modificate CAR-T è stata sperimentata per la prima volta con successo nel 2012, negli Stati Uniti, su una bambina di 7 anni con leucemia linfoblastica acuta, dai ricercatori dell’Università di Pennsylvania presso il Children Hospital di Philadelphia. Da allora sono partite numerose sperimentazioni in tutto il mondo, i cui risultati hanno portato pochi mesi la Food and Drug Administration (FDA) ad approvare il primo farmaco a base di CAR-T sviluppato dall’industria farmaceutica. E 1 febbrio scorso il Bambin Gesù aveva annunciato che un bimbo di 4 anni era stato curato così. 

Ora anche a Commissione europea ha dato il via libera ai primi due farmaci: la terapia Car-T axicabtagene ciloleucel (Yescarta*) dell’americana Kite (gruppo Gilead) per due forme aggressive di linfoma non Hodgkin. Gilead annuncia di aver ricevuto dalla Commissione europea l’autorizzazione all’immissione in commercio per il ‘super farmaco’ come trattamento di pazienti adulti con linfoma diffuso a grandi cellule B (Dlbcl) e con linfoma primitivo del mediastino a grandi cellule B (Pmbcl) – entrambi recidivanti o refrattari – dopo due o più linee di terapia sistemica.
Sempre oggi era arrivato il via libera anche per l’immunoterapia Car-T di Novartis. L’autorizzazione – spiega Gilead – è valida nei 28 Paesi dell’Unione europea, più Norvegia, Islanda e Liechtenstein. Axicabtagene ciloleucel è una terapia con recettore antigenico chimerico delle cellule T (Car-T) che utilizza il sistema immunitario del paziente per combattere alcuni tipi di tumori ematologici.

“Sviluppato in collaborazione con l’università della Pennsylvania, tisagenlecleucel è un trattamento rivoluzionario che utilizza i linfociti T del paziente per combattere il cancro“, spiega l’azienda basilese, sottolineando come il farmaco sia “l’unica terapia con recettore antigenico chimerico delle cellule T (Car-T) che ha ricevuto l’approvazione regolatoria nella Ue per due distinte neoplasie a cellule B. Tisagenlecleucel è stato anche la prima terapia cellulare Car-T mai approvata dalla Fda statunitense”.

Per Liz Barrett, ceo di Novartis Oncology, il semaforo verde dell’Ema rappresenta “una svolta trasformativa per i pazienti in Europa che hanno bisogno di nuove opzioni terapeutiche. Perseguendo tenacemente il suo obiettivo di ridisegnare la cura del cancro – aggiunge – Novartis sta realizzando un’infrastruttura globale per la fornitura di terapie cellulari Car-T, laddove prima non ne esisteva alcuna”. Peter Bader, capo della Divisione immunologia e trapianti di cellule staminali dell’University Hospital for Children and Adolescents di Francoforte, principal investigator dello studio Eliana sul tisagenlecleucel, parla di “progresso senza precedenti del paradigma terapeutico”. Il farmaco, evidenzia in particolare l’esperto, “costituisce una terapia salvavita per i giovani pazienti con Lla che non sono stati trattati con successo con le terapie esistenti e per i quali sono rimaste poche opzioni terapeutiche”.

“Quando l’università della Pennsylvania e Novartis hanno deciso di lavorare insieme per sviluppare la terapia Car-T – riferisce Carl June, professore della cattedra Richard W. Vague di immunoterapia presso il Dipartimento di patologia e medicina di laboratorio dell’ateneo, e direttore del Centro di immunoterapie cellulari presso l’Abramson Cancer Center – il nostro obiettivo principale era chiaro e ambizioso: rispondere ai bisogni insoddisfatti dei pazienti ed estendere, migliorare e salvare la vita umana. Siamo orgogliosi che il nostro impegno nello sviluppo di terapie Car-T possa ora offrire alla comunità emato-oncologica europea una novità foriera di nuova speranza”. La Lla a cellule B e il Dlbcl sono infatti “neoplasie aggressive – ricorda Novartis – caratterizzate da significative lacune terapeutiche per i pazienti. In Europa la Lla rappresenta l’80% circa dei casi di leucemia tra i bambini, e per i pazienti che sperimentano recidiva dopo il trattamento standard la prognosi è scarsa. Il Dlbcl, il sottotipo di linfoma non Hodgkin più diffuso, rappresenta fino al 40% di tutti i casi a livello globale. Per i pazienti che sperimentano recidiva o che non rispondono alla terapia iniziale le opzioni di trattamento in grado di fornire risposte durature sono limitate, e per la maggior parte dei pazienti i tassi di sopravvivenza sono bassi a causa della non idoneità al trapianto autologo di cellule staminali (Asct) o del fallimento della chemioterapia di salvataggio e dell’Asct”.
Il nuovo trattamento si somministra per infusione; è un medicinale ‘vivo’, prodotto individualmente per ciascun paziente riprogrammando le cellule del suo stesso sistema immunitario.