Qualche mese fa, mi sono imbattuto nella lettura di un libro che in questa fase consiglierei ai tanti, soprattutto se di sinistra: Guasto è il mondo di Tony Judt. In cui si parte dai ruggenti anni Ottanta della retorica acritica per i mercati liberi da lacci, il disprezzo per un settore pubblico poco efficiente e l’illusione che per far quadrare i conti lo Stato dovesse cedere al privato i beni di interesse generale. Il risultato è stato quello di smantellare lo Stato Sociale e renderlo debole di fronte alle disparità tra i ricchi e i poveri nel nuovo millennio. E la sinistra? La sinistra, sull’onda lunga del blairismo, l’ha permesso: ha perso in quel frangente lo sguardo critico verso il futuro. Il messaggio – ricorda Tony Judt – della migliore tradizione socialdemocratica che nel dopoguerra ha immaginato lo Stato Sociale è che oggi dobbiamo agire. E se pensiamo che qualcosa non vada, dobbiamo trasformarla.

Si dibatte da giorni della nazionalizzazione di autostrade dopo il tragico crollo del ponte Morandi, ma questa potrebbe comportare allo Stato costi enormi: a quanto pare tecnicamente la concessione può essere revocata sulla base di una giusta motivazione. In ogni caso, da quanto risulta, le penali dovranno essere pagate (anche se la concessionaria è inadempiente!): la somma? Non è dato saperla con precisione. Questo per rimanere ai fatti.

Se sei però di sinistra, di fronte alle disparità e alle vittime non esistono diritti acquisiti che tengano. A volte i diritti di tanti valgono di più rispetto ai diritti di un’azienda, per responsabilità morale. Una parte della sinistra parla di cautela legale e di responsabilità penale, ma la sinistra da questa deve essere autonoma e fare la giusta analisi a favore di chi rappresenta: coloro che hanno perso casa sotto quel ponte. Rispetto al chiedere l’indagine Consob di fronte al crollo in borsa di Autostrade, dovremmo essere – per ricordare Tony Judt – gli ispiratori di un disegno riformatore: chiedere, insieme a chi ci sta, la ripresa della Commissione Rodotà sui beni comuni e rimettere in capo allo Stato i beni di interesse generale. Ad oggi, ad eccezione del Presidente della Camera Roberto Fico, sulla Commissione nessuno ha posto l’accento. Cosa si aspetta? 

Saremo all’altezza della sfida, se sfideremo la realtà. Se invece di indossare i panni dell’analista di turno ponessimo l’accento su quello che Tony Judt in Guasto è il mondo chiama “l’ossessione per la creazione di ricchezza, il culto della privatizzazione e del settore privato, le disparità crescenti tra ricchi e poveri“, avremmo capito dalla parte di chi stare.