Il verdetto della Borsa è stato immediato e inequivocabile. In scia alla notizia del crollo del viadotto genovese Polcevera sulla A10, il titolo Atlantia, la società dei Benetton che controlla la concessionaria Autostrade per l’Italia, è letteralmente precipitato arrivando a perdere oltre il 10 per cento, per poi riprendere quota attestandosi su un rosso del 5,39 per cento. Nel suo cinismo, quindi, il mercato ha iniziato subito a fare i conti sui costi che la principale beneficiaria della privatizzazione delle autostrade dovrà sostenere in seguito al disastro.

A poco sono valse le rassicurazioni della società che in una nota ha garantito che “le cause del crollo saranno oggetto di approfondita analisi non appena sarà possibile accedere in sicurezza ai luoghi”, ricordando come “sulla struttura – risalente agli anni ‘60 – erano in corso lavori di consolidamento della soletta del viadotto e che, come da progetto, era stato installato un carro-ponte per consentire lo svolgimento delle attività di manutenzione” e che “i lavori e lo stato del viadotto erano sottoposti a costante attività di osservazione e vigilanza da parte della Direzione di Tronco di Genova”. Il cui direttore, Stefano Marigliani, ha dichiarato all’Ansa che il crollo è “per noi qualcosa di inaspettato e imprevisto rispetto all’attività di monitoraggio che veniva fatta sul ponte. Nulla lasciava presagire” che potesse accadere. Secondo Marigliani “assolutamente non c’era nessun elemento per considerare il ponte pericoloso”. “Il ponte è una struttura dal punto di vista ingegneristico molto complesso: da qui la moltitudine di controlli”: ma “nulla è emerso che facesse presagire” questo.

Il ponte Morandi, ha spiegato ancora il direttore del Tronco genovese, “è stato interessato da interventi di manutenzione su diversi fronti”: in particolare erano “in fase di ultimazione gli interventi sulle barriere di sicurezza” iniziati nel 2016. “Questa opera è soggetta da parte nostra da costante attenzione e cura”, ha sottolineato. In particolare, per verificare la sicurezza della struttura, le Autostrade utilizzano “strumenti avanzati” e sul ponte venivano effettuate “prove riflettometriche” per rilevare la situazione all’interno del calcestruzzo: “dalle ultime, effettuate ad inizio 2017 – ha detto Marigliani – non è emerso nulla”.

A poche ore dall’incidente, poi, l’amministratore delegato della società, Giovanni Castellucci, interpellato dal Gr1 sulla sicurezza del viadotto da anni al centro di polemiche ha dichiarato che “non mi risulta ma se lei ha della documentazione me la mandi. In ogni caso non è così, non mi risulta”. Lo stesso Castellucci, in un’intervista pubblicata dal Secolo XIX il 28 maggio scorso era stato interpellato proprio sulla sicurezza del ponte Morandi. “È un malato terminale?”, gli aveva chiesto fuori dai denti il giornalista riferendosi ai continui interventi effettuati sull’infrastruttura, l’ultimo dei quali, da circa 20 milioni, era stato annunciato ai primi di maggio. E il manager aveva gettato acqua sul fuoco: “È un’opera che richiede continua attenzione e manutenzione. Comprendiamo il disagio, ma riteniamo che prima di tutto venga la sicurezza. Alla fine di questo intervento di manutenzione straordinaria Genova avrà un’opera rinnovata”, aveva risposto.

Senza contare che il Ponte Morandi è uno degli snodi chiave della Gronda di Genova, la grande opera per ridisegnare, raddoppiandolo, il passaggio della A10 nel capoluogo ligure in gestazione fin dagli anni ’80. La progettazione embrionale risale ai primi anni duemila, mentre il progetto finale da circa 4,5 miliardi di euro è stato approvato in via definitiva dal ministero dei Trasposti soltanto nel 2017 dopo un tortuoso iter durato circa 10 anni e comprensivo di dibattito pubblico attivato nel 2009 su richiesta del Comune di Genova. Il cronoprogramma di Autostrade per l’Italia prevede l’avvio dei lavori per inizio 2019, con la chiusura dei cantieri in 10 anni.