“Sì alle ruspe per smantellare i campi rom, ma poi serve l’integrazione”. L’idea del presidente della Regione Toscana Enrico Rossi è chiara: una volta abbattuti gli insediamenti, è necessario far partire progetti per includere i nomadi all’interno della società. Così mercoledì 1 agosto ha presentato un protocollo d’intesa con le associazioni rom e sinti che prevede lo stanziamento di 1,5 milioni di euro per il raggiungimento dell’obiettivo. Sulla sua strada però il governatore della Toscana sta incontrando un ostacolo difficile da superare: i sindaci dei comuni capoluogo di centrodestra – ormai la maggioranza in Regione – che sono apertamente contrari e hanno annunciato che non firmeranno l’accordo. I primi cittadini di Massa, PistoiaArezzo, Pisa, Siena e Grosseto infatti non vogliono che vengano spesi soldi pubblici per progetti volti all’integrazione dei rom che oggi vivono nei campi. Il capofila dell’opposizione al progetto di Rossi è proprio il sindaco di Pistoia Alessandro Tomasi, eletto nel 2016 dopo 70 anni di governi rossi in città: “Siamo stati i primi a dirlo – ha scritto sul proprio profilo Facebook – il superamento dei campi rom è necessario ma il nostro Comune non può dirottare le proprie risorse, destinate a ridurre le centinaia di problematiche sociali che molte famiglie affrontano ogni giorno, per risolvere il problema dei campi rom”.

Il piano illustrato da Rossi prevede lo stanziamento di 500mila euro entro la fine dell’anno e un altro milione per il 2019 con il duplice obiettivo di chiudere i campi rom e far partire progetti di inclusione nei confronti degli attuali residenti: l’idea del governatore è quella di dare loro contributi per gli affitti, programmi di cohousing, ristrutturare le abitazioni di proprietà comunale e riportare alla scuola dell’obbligo i 700 bambini rom presenti in Toscana. A questo proposito, nel biennio 2018-2019 la Regione e i Comuni destinerebbero alle scuole pubbliche 600mila euro per comprare libri di testo, organizzare i pulmini per accompagnare i bambini, finanziare le attività di doposcuola e di mediazione culturale tra studenti e insegnanti. Già nel 2014 la Regione Toscana aveva stanziato 2 milioni per l’inclusione di rom e sinti e quest’anno l’intenzione è quella di replicare l’iniziativa: “Dobbiamo fare in modo che in Europa la smettano di dire una cosa poco carina – ha detto Rossi presentando il piano – ovvero che noi siamo il paese dei Rom. Inoltre i bambini devono essere seguiti in maniera speciale, perché è qui che si gioca la partita fondamentale dell’inserimento”. Del milione e mezzo previsto dal protocollo, la Regione ci metterà il 50% mentre il restante 50 sarà a spese dei municipi che aderiranno in collaborazione con la Società della Salute: fino ad ora hanno firmato solo i tre Comuni capoluoghi in mano al centrosinistra (Firenze, Prato e Lucca più Sesto Fiorentino) e l’outsider Carrara, che da quando è stata conquistata dal grillino Francesco De Pasquale si è fatta notare diverse volte per le sue posizioni in contrasto con il governo gialloverde sull’accoglienza dei migranti.

I sindaci di centrodestra però fanno fronte Comune e si oppongono al piano della giunta regionale parlando di “canali preferenziali” a favore dei rom: “creano differenze e disparità di trattamento” continua il sindaco di Pistoia Tomasi, che da mesi sta cercando di gestire la questione sociale scoppiata nel campo di Brusigliano, a poche centinaia di metri dal centro cittadino. A Pisa, dove risiede un terzo dei rom di tutta la Toscana, il neo assessore al sociale Gianna Gambaccini al Corriere Fiorentino ha definito il “no” una “decisione politica” perché sarebbe “un onere troppo ingente per il Comune”. “Siamo indignati – attacca la capogruppo della Lega in Regione, Elisa Montagnani – Rossi, per l’ennesima volta, pensa al benessere dei rom invece di occuparsi delle tante crisi aziendali in Toscana, un menefreghismo vergognoso”.

I due milioni stanziati dalla Regione del 2014 avevano già fatto calare la presenza dei rom in Toscana dai 2.900 di quattro anni fa ai 2.100 del 2015. Di questi, secondo un report della Fondazione Michelucci che monitora da anni il fenomeno in Regione, un terzo risiede in Provincia di Pisa, un quarto nell’area fiorentina e i restanti tra Pistoia, Lucca e Prato. Proprio alla fine del 2014 un’altra uscita di Rossi sul tema aveva provocato aspre polemiche con il centrodestra. Il governatore in quell’occasione aveva pubblicato sul proprio profilo Facebook una foto con una famiglia rom con una didascalia emblematica: “Vi presento i miei vicini di casa”.