La Corea del Nord non ha fermato il suo programma nucleare e missilistico, in violazione delle sanzioni delle Nazioni Unite. È quanto emerge da un rapporto commissionato dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu ad alcuni esperti indipendenti. “La Corea del Nord – si legge nel documento – non ha fermato i suoi programmi nucleari e missilistici e continua a sfidare le risoluzioni del Consiglio di attraverso un massiccio incremento di trasferimenti da nave a nave di prodotti petroliferi, come di carbone nel 2018“. Uno studio che arriva a pochi giorni dalle accuse lanciate dall’intelligence americana, secondo cui Pyongyang starebbe sviluppando un nuovo potente missile balistico: se così fosse, troverebbero una conferma i timori che Kim Jong-un non stia rispettando gli impegni presi con il presidente degli Usa Donald Trump al vertice di Singapore, vanificando tutti gli sforzi di riavvicinamento tra i due Paesi fatti finora.

Il monito di Mike Pompeo a Russia e Cina
Sulla questione è subito intervenuto il segretario di Stato Usa Mike Pompeo, che alla riunione del Consiglio di Sicurezza dell’Onu ha ammonito Russia, Cina e altri Paesi affinché rispettino le sanzioni internazionali alla Corea del Nord. Da Singapore, dove ha partecipato alla riunione ministeriale dell’Associazione delle nazioni del sudest asiatico (Asean), il capo della diplomazia di Washington ha citato esplicitamente la Russia e ha avvertito gli altri Paesi perché “attuino in modo rigido tutte le sanzioni“, che prevedono anche “il blocco completo dei trasferimenti illegali da nave a nave dei prodotti petroliferi destinati alla Corea del Nord”.

Secondo Pompeo, la Russiasta autorizzando joint ventures con le aziende nordcoreane” e sta continuando “a concedere permessi di lavoro ai nordcoreani”, una violazione delle sanzioni che ha definito “qualcosa di serio e di cui discuteremo” con le autorità di Mosca. Il segretario di Stato Usa ha sottolineato anche che Washington non accetterà alcun comportamento che dovesse risultare in una riduzione della pressione esercitata sulla Corea affinché il regime abbandoni il nucleare.

Non solo, gli Stati Uniti hanno chiesto al Consiglio di Sicurezza di aggiungere un dirigente di una banca nordcoreana basato a Mosca, oltre a due società e a un’altra banca nordcoreane, alla lista nera delle sanzioni delle Nazioni Unite. L’Olanda, che presiede la commissione sulle sanzioni alla Corea del Nord, ha inviato una lettera ai membri del Consiglio, che avranno fino al 10 agosto per sollevare obiezioni. Nel mirino degli Usa c’è infatti il vice direttore della filiale di Mosca della Foreign Trade Bank, Ri Jong Won, che è anche un funzionario del governo nordcoreano. Contro di lui Washington chiede un congelamento degli asset e il divieto di viaggiare. Le società e la banca nominate nella lista, che verrebbero soggette a un congelamento degli asset, sono la Korea Ungum Corporation, la Dandong Zhongsheng Industry and Trade e la Agrosoyuz Commercial Bank.

La replica di Pyongyang
A Singapore il ministro degli Esteri nordcoreano Ri Yong Ho ha incontrato Pompeo e ha definito “allarmanti” le ultime mosse degli Usa, criticando l’avvertimento degli Stati Uniti nei confronti di Russia e Cina. E si lamenta anche “dell’impazienza” di Washington di fronte alla lentezza dei progressi diplomatici: nonostante “le misure di buona volontà” intraprese dalla Corea del Nord, gli Usa si esprimono a favore delle sanzioni tradendo “movimenti che vogliono tornare indietro, lontano dalle intenzioni del loro leader”, ha dichiarato in una nota Ri Yong Ho. “L’impazienza non aiuta per nulla a costruire fiducia. Soprattutto quando si avanzano richieste unilaterali che non fanno che minare la fiducia invece di rinnovarla”, ha aggiunto.  “Sino a quando gli Usa non mostreranno nella pratica la loro volontà di eliminare ciò che per noi rappresenta un problema, non ci sarà alcuna possibilità che si facciano passi avanti dal nostro lato”, ha concluso.

Cosa dice il rapporto Onu
Dalle indagini degli esperti emerge poi come la Corea del Nord starebbe facendo ricorso ad “un massiccio aumento” di contrabbando via nave di prodotti petroliferi, colpiti dalle sanzioni, e starebbe cercando di vendere armi all’estero. Il rapporto segnala anche violazioni del divieto d’esportazione di carbone, ferro e altre merci nordcoreane per diversi milioni di dollari, entrate nelle casse del regime di Kim Jong-un. Queste violazioni hanno di fatto reso “senza effetto” l’ultimo blocco di sanzioni imposte dall’Onu, si legge ancora nel documento. Pyongyang, inoltre, ha “tentato di fornire un piccolo armamento e armi leggere, oltre che altri equipaggiamenti militari” alla Libia, allo Yemen e al Sudan.

Nel documento si legge anche che i diplomatici nordcoreani hanno avuto un ruolo essenziale nell’aggirare le sanzioni internazionali, aprendo conti bancari multipli all’estero. Nonostante il divieto, le indagini degli esperti hanno rivelato l’esistenza di oltre 200 di questi conti in Russia. Il panel di esperti è incaricato di seguire l’applicazione delle sanzioni adottate dopo il sesto test nucleare e balistico di Pyongyang. Nonostante la richiesta di stop completo delle forniture di petrolio alla Corea del Nord, nei primi cinque mesi dell’anno a Pyongyang sono affluiti più di 500mila barili di petrolio.