Partenza da Napoli per Cosenza. Mi considero fortunata, niente cambi a Paola. In realtà ho poco da rallegrarmi, è un regionale Trenitalia, quattro gabinetti su cinque fuori-uso: non hanno il rubinetto, non funziona lo scarico e il lavandino è utilizzato come pisciatoio (scusate il termine, ma rende l’idea), con carta igienica buttata dentro. Ma almeno un gabinetto la carta igienica ce l’aveva. Il cattivo odore è rivoltante. In una carrozza l’aria condizionata è sparata al massimo e sembra la Siberia. In un’altra carrozza l’aria condizionata non funziona e il caldo è da deserto sub sahariano.

Perchè i treni di Trenitalia diretti al Nord sono tirati a lucido e quelli direzione Sud sono la vergogna delle Ferrovie dello Stato? Qui la questione meridionale è ancora aperta. “Spegniamo il Sud?” titolava provocatorio il magazine Sette qualche settimana fa. No, il Sud va acceso di nuova luce. “Altrimenti tutta l’Italia resta al buio”, scrive il direttore Beppe Severgnini.

Invito il trentaduenne campano Luigi Di Maio nelle vesti di nuovo ministro dello Sviluppo Economico a farsi un giro in uno di questi trenini ciùciùciù diretti al Sud e tirare le sue conclusioni. Dopo la sciagurata idea di industrializzare il Sud (vedi l’Italsider di Bagnoli, ferendo a morte una delle baie più belle del mondo, l’Ilva di Taranto e l’ecomostro della Liquichimica, in provincia di Reggio Calabria rimasta, invece, un pezzo d’archeologia industriale) la de-industrializzazione è altrettanto complicata. Come facciamo ad accogliere legioni di turisti se latitano le infrastrutture? Anche la grande stazione di Cosenza che fu il sogno “illuminante” di Giacomo Mancini è risultata essere un aborto. Una pioggia di soldi pubblici spesi malissimo o finiti chissà in quali tasche e la stazione che sembra un dinosauro accasciato. Saracinesche abbassate, tutto sbarrato, il via vai dei viaggiatori è ridotto a poche anime vaganti.

Partenza da Napoli per le Eolie. Mi considero fortunata, ho trovato una cabina letto. Manco per sogno, a meno di 24 ore dalla partenza mi chiama l’agenzia, la nave ha avuto un’avaria. Non ho scelta: rimborso parziale o posto a sedere. Opto per la seconda, ma la sostituta nave Laurana è molto più piccola, scomoda e non è attrezzata per accogliere i 600 passeggeri. Carne umana in scatola. Senza ancora fare i conti con l’inciviltà dei miei compagni di viaggio. Chi si porta da casa materassoni gonfiabili paffuti, a tre posti, a due piani, li piazzano nei corridoi e chi è seduto rimane una sardina ammaccata.

O certo, sono cose che possono succedere, si porta avanti la compagnia…

Distrutturismo indietro tutta. Paolo Martini ha ricordato nel suo saggio “Bambole di Pietra” (Neri Pozza) le parole dell’antropologo Marc Augè: “Al Turismo come forma compiuta della guerra, è seguito il “distrutturismo “ che pialla tutto in nome degli interessi”. Un turismo sguaiato, scomposto che distrugge lo stesso turismo.

Sulla mia pagina official di Fb ho lanciato #dilloajanuaria per raccogliere denunce e sfoghi sui disservizi e suggerimenti sui servizi da migliorare. Facciamo finta che il Bel Paese ci sia stato dato in prestito e il nostro impegno sia quello di restituirlo alle future generazioni in condizioni migliori. Come si fa perché il Mezzogiorno non rimanga solo un’occasione mancata. E diventi invece un’opportunità?

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