Da Milano a Singapore e ritorno. Più di 42mila chilometri percorsi negli ultimi due anni, venti paesi attraversati, a bordo di un’Ape Car indiana che risponde al nome di Monika. “Monika e la strada sono le mie compagne e fino ad oggi mi hanno sempre coccolato”, racconta Guglielmo Sartor, 29 anni, cresciuto in Brianza, a Merate. “Il diploma che ho conseguito nove anni fa attesta che sono un cuoco e secondo le votazioni nemmeno troppo dotato”. Accanto a lui James Cameron Starr, classe 1991, film-maker di Philadelphia e compagno di avventure. Perché per Guglielmo e James, Monika è stata la loro casa per due anni, quelli in cui il cuoco italiano e il videomaker americano hanno scelto di girare il mondo scambiando ricette per storie che hanno poi condensato in 160 cortometraggi. “Non sappiamo esattamente quante persone hanno mangiato alla nostra tavola improvvisata, direi attorno alle 700”. La formula è semplice quanto efficace: loro cucinano per te e tu racconti loro una storia. “Ognuno di noi comunica con il mondo attraverso il suo linguaggio, noi abbiamo scelto la cucina e i video”. Per questo motivo, i due ragazzi hanno fatto diventare il loro Ape Car una cucina ambulante ma anche una casa mobile attrezzata con un materasso doppio, due batterie, un serbatoio dell’acqua, un piccolo studio di produzione mobile e il giardino più spazioso che esista: “Il mondo intero”. Unica pecca, nessuna intimità concessa. “Ma il progetto era ed è più importante, quindi entrambi abbiamo amato la fatica che abbiamo fatto per portarlo a termine”.

Forti di due anni di risparmi, Cameron producendo vari documentari e Guglielmo lavorando in vari ristoranti, arrivato settembre 2015, una volta partiti, i due si sono domandati cosa sarebbe successo se avessero offerto un pasto a ogni persona con la quale sviluppavano empatia. “Raramente ci veniva detto di no, così improvvisavamo una tavola attorno all’Ape Car. Una volta che la pancia era piena osservavamo un cambiamento radicale delle persone nei nostri confronti, più rilassate e meno indisposte davanti alla telecamera”. Più di trenta le ricette e le storie raccolte, “più di un milione i caffè, chai, whisky e samosas (tipico snack indiano, ndr) condivisi”. Tanto che, attorno al tuk-tuk, come l’Ape Car viene chiamato in India, un traghettatore cambogiano ha raccontato la storia spirituale della sua famiglia mangiando una classica ricetta della foresta mentre, solo poche settimane prima, un artista di strada ha parlato di Taipei davanti a un piatto di riso nero. “Una volta giunti dall’altra parte del mondo non avevamo più soldi ma avevamo prodotto venti cortometraggi. Svariate persone hanno visto un potenziale in noi e ci hanno aiutato come hanno potuto”. Oggi Sol Food Cinema è una società, con sede legale a Singapore, composta da un team di cinque persone: tre investitori e due matti viaggiatori.

Silente spettatrice di racconti e confessioni Monika, l’Aper Car che prende il nome della nonna del compagno di viaggio di Guglielmo. Infatti, la sera in cui i due hanno acquistato l’Ape Car alla concessionaria Piaggio di Guwahati, nell’estrema punta dell’India orientale, dall’altra parte dell’Oceano il compagno di viaggio del cuoco ha ricevuto una chiamata da sua nonna polacca, “amante di sigarette e alcol”. “Sua nonna, Monika, gli sorrideva e gli dedicava un pollice su, fiera del nipote e della nostra avventura”. Quello fu il suo ultimo sorriso. “Probabilmente è perché abbiamo dedicato l’Ape Car a lei che siamo sopravvissuti a 12mila chilometri su tre ruote, tra alcuni dei paesi più indisciplinati al mondo quando alla guida”.

Ora, Monika è parcheggiata a Berlino da quasi un anno. Dopo avere raccolto più di 500 ore di girato, è venuto il momento di sbobinare. “Vogliamo realizzare un documentario che racconti di questo incredibile processo, da associare a un libro di ricette e storie”. Tra i progetti della coppia di creativi, l’apertura di un luogo dove potere collaborare con artisti di tutto il mondo, con il loro vecchio formato, “noi cuciniamo per loro, loro collaborano con noi; solo che questa volta saranno loro a venire da noi”. A breve, le ore di girano inizieranno ad essere trasformate in piccoli documentari e serie web. “La strada e la curiosità mi hanno permesso di inventarmi una professione, espandere gli orizzonti e abbattere i confini”. L’Italia resterà per Guglielmo sempre un luogo caro ma “non dispone del terriccio fertile necessario a fare crescere progetti così internazionali”. Meglio la Germania, “dove la multiculturalità e l’accettazione del diverso sono ben più comuni”. Chissà, forse un giorno sarà possibile tornare a casa, ma al momento la sua casa resta un equipaggiatissimo Ape Car, che forse ha tra le sue prime pecche il fatto di non avere un bagno incluso. Ma anche l’assenza di una doccia può essere un’opportunità. “Mi sono lavato in svariati fiumi del mondo e ho dormito sotto infiniti cieli stellati. Questi per me sono privilegi, ma immagino che non tutti li reputino tali”.