L’iter per cambiare la legge sulla legittima difesa inizia con alcuni distinguo tra le due anime della maggioranza. Anche se in serata il ministro dell’Interno Matteo Salvini si dice “in perfetta sintonia” con Alfonso Bonafede. Nella giornata in cui in commissione Giustizia a Palazzo Madama vengono incardinati cinque ddl e la Lega ricorda che il tema è “una battaglia da sempre”, il guardasigilli sottolinea che non vi sarà alcuna “liberalizzazione delle armi” e il M5s parla di “un’analisi approfondita necessaria” sui testi senza muoversi “sull’onda emotiva”. Tra i disegni di legge assegnati alla commissione c’è quello della Lega, che punta a intervenire sia sull’articolo 52 che sull’articolo 55 del codice penale, che riguarda l’esclusione della punibilità per eccesso colposo, nonché sulla parte del codice che riguarda il furto in abitazione e il furto con strappo.

Dopo le parole di Salvini a fine giugno (“è una priorità”), in mattinata, con un’intervista al Messaggero, era stato il capogruppo del Carroccio al Senato, Massimiliano Romeo, a ricordare come quella sulla legittima difesa sia “una nostra battaglia da sempre” sulla quale “puntiamo a procedere in modo spedito” pur sottolineando che “ne parleremo principalmente con i nostri partner di governo” purché “sia chiara la direttrice su cui ci muoviamo”. “Mutuando la legislazione francese – ha concluso – noi introduciamo la presunzione di legittima difesa. Significa che se uno entra in casa tua armato o comunque contro la tua volontà, qualunque reazione è considerata legittima“. E nel pomeriggio anche il sottosegretario alla Giustizia, Jacopo Morrone, era tornato a parlare di “priorità del governo” perché “non si può rimanere insensibili e non dare risposte adeguate, come legislatori, ai troppi fatti di cronaca accaduti in questi ultimi anni”.

In aula, però, Bonafede, rivendicando la sua competenza sulla materia che “riguarda la giustizia e non la sicurezza e l’ordine pubblico”, spiega che “in alcun modo la realizzazione dell’obiettivo riformatore, per come concepito dalla maggioranza, potrà portare alla liberalizzazione delle armi in Italia, la detenzione ed il porto delle quali risultano disciplinate da disposizioni normative rigorose sulle quali il Governo non avverte alcuna esigenza di intervenire, trattandosi di leggi che rappresentano, per altro, strumenti irrinunciabili nella lotta alla criminalità“. Durante il question time, il ministro della Giustizia ha sottolineato che “occorre intervenire – si vedrà se attraverso progetti di origine parlamentare o iniziative legislative governative – affinché siano eliminate quelle zone d’ombra che attualmente rendono quantomeno accidentato il percorso attraverso cui un cittadino, che si sia legittimamente difeso da un’aggressione ingiusta, possa provare la propria innocenza”. In “perfetta sintonia” con il ministro si dice Salvini: “Sono contento che la legge ha iniziato il suo iter, che non c’entra alcunché con la voglia di armare chiunque ma il diritto di legittima difesa all’interno della propria casa. Il modello americano è l’ultimo che ho in testa”.

Nella proposta della Lega sulla legittima difesa “nessuno vuole assolutamente liberalizzare le armi”, aveva detto poco prima il sottosegretario all’Interno, Nicola Molteni, primo firmatario della proposta di legge. “Nessuno vuole il Far West o la giustizia fai da te – aggiunge –  Noi vogliamo – prosegue – che il cittadino abbia il diritto di difendersi dentro casa sua senza subire una gogna processuale, costosa, di anni”. Nel pomeriggio, è intervenuto anche il senatore pentastellato Francesco Urraro, membro della commissione Giusizia, per spiegare che “in considerazione della delicatezza della materia trattata, della complessità e dell’impatto a livello sociale è necessaria un’analisi approfondita delle norme esistenti e dei testi presentati”. Un percorso, ha aggiunto, “doveroso per il M5S” così “da rendere la legge realmente efficace ma nella piena sicurezza” dei cittadini. “Il nostro – ha concluso Urraro – sarà un lavoro scrupoloso, di sintesi e ragionato nel solco delle garanzie Costituzionali, senza muoversi sull’onda emotiva”.

I distinguo spingono il Pd a dire che “le continue divisioni tra Lega e M5s, ora tra Salvini e Bonafede, fanno solo confusione”. In una nota i senatori del Pd Franco Mirabelli, Valeria Valente, Giuseppe Cucca e Monica Cirinnà chiedono di “partire da dati reali e fatti concreti e non da slogan usati in campagna elettorale”. “Chi otterrebbe benefici dalla liberalizzazione delle armi? – si chiedono – Soltanto la lobby dei produttori, non certo i cittadini e la loro sicurezza. Prima di procedere alla discussione dei diversi disegni di legge presentati in materia, venga fatta una valutazione sull’impatto che le proposte in esame potrebbero avrebbero sulla realtà del nostro Paese. Il provvedimento sponsorizzato dalla Lega, tra le altre considerazioni, ha profili di incostituzionalità”.