“Caro ministro Salvini, i migranti portiamoli a Pianosa”. Giovedì pomeriggio, mentre l’imbarcazione della Guardia Costiera Diciotti con 67 migranti a bordo vagava per il Mediterraneo senza un porto di approdo, il sindaco di un piccolo comune di 4mila anime dell’Isola d’Elba, ha preso carta e penna e scritto una lettera aperta al ministro dell’Interno Matteo Salvini con una proposta originale: trasferire i migranti nella vicina isola di Pianosa già sede del carcere di massima sicurezza, ormai in disuso da sette anni. “Un hotspot sull’isola permetterebbe di far vivere i migranti in condizioni confortevoli e allo stesso tempo evitare che scappino o si neghino alle fotosegnalazioni – spiega a ilfattoquotidiano.it l’autore della missiva e sindaco di Capoliveri Ruggero Barbetti – la mia proposta valeva per i migranti che si trovavano sulla Diciotti come per i 400 sbarcati vicino Linosa e per tutti quelli che arriveranno in futuro”.

L’idea però non è piaciuta a molti sull’isola e nei dintorni: il sindaco di Campo nell’Elba (sotto la cui giurisdizione ricade Pianosa) Davide Montauti si è detto “assolutamente contrario”, replicando stizzito al collega: “Barbetti non ha alcuna voce in capitolo”. Anche la direttrice del Parco Nazionale dell’Arcipelago Toscano, Franca Zanichelli dice che non si puó fare: “Faremmo un dispetto a queste persone che sbarcano in Italia con mille difficoltà – spiega – Pianosa è un posto bellissimo ma non ha le strutture per sostenere l’arrivo dei migranti”. Per adesso nessuna risposta è arrivata dal Viminale ma è praticamente impossibile che Salvini dia il disco verde a questa ipotesi anche per le stringenti norme che regolano la vita sull’isola.

“Quella di un hotspot a Pianosa è un’idea che ho da tanto tempo – continua il sindaco di Capoliveri – e visto lo stallo che stiamo vivendo in queste settimane con la decisione del governo di chiudere i porti, ho pensato di potermi rendere utile con questa proposta: per adesso, però, dal Viminale non ho ricevuto alcuna risposta”. Nella sua lettera pubblicata anche sul proprio profilo Facebook, Barbetti propone di accogliere i migranti nella caserma in disuso, nel carcere o in una “tendopoli” che sia in grado di “accogliere i migranti e dove poter procedere velocemente alla selezione di coloro che hanno diritto ad asilo politico e quelli che non ne hanno”, creando così un centro di smistamento dei migranti. Il modello sarebbe quello de L’Aquila dove nel 2009, a pochi giorni dal terremoto, venne istituita una tendopoli con un decreto del governo. Non solo: il primo cittadino di Capoliveri propone anche di far lavorare i migranti in attesa di risposta sulla richiesta di asilo per “recuperare l’immenso patrimonio edilizio dell’isola”.

L’idea di Barbetti, un passato in An e sindaco da ben 24 anni, ha provocato uno scontro istituzionale tra due comuni limitrofi, Capoliveri e Campo nell’Elba. Il sindaco Montauti, responsabile della gestione di Pianosa, ha risposto piccato parlando di “boutade estiva” e attaccato il collega che “non conosce bene di chi sono le competenze territoriali”: “Pianosa non sarebbe certamente in grado di poter adempiere a questa funzione, stante l’assoluta assenza di qualsiasi infrastruttura e servizio (pensiamo ad esempio alla mancanza di un impianto fognario)”. Un “no” secco arriva anche dalla direttrice dell’ente parco Zanichelli secondo cui Pianosa non sarebbe in grado di “sostenere l’impatto di un centro di accoglienza di migranti” per un’impossibilità logistica: “Pianosa non ha foresterie, un sistema idrico e fognario adeguato, al giorno possono sbarcare al massimo 300 persone e ne può ospitare per almeno una notte solo 25: insomma è un’ipotesi che non ha alcuna possibilità di essere realizzata”, spiega a ilfattoquotidiano.it. “Se tutti dicessero ‘non nel mio giardino’ in Italia non si farebbe nemmeno un hotspot – replica alle critiche Barbetti – se il governo decidesse di trasferire i migranti a Pianosa lo potrebbe fare con un decreto governativo, come fu fatto trent’anni fa quando in una notte vennero trasferiti nel carcere di massima sicurezza decine di mafiosi al 41 bis”.

Non è la prima volta che qualcuno propone di ospitare i migranti sull’isola di Pianosa, anche se poi le rimostranze dei Comuni limitrofi e le stringenti normative che regolano la vita sull’isola hanno sempre bloccato questa iniziativa. Nel 2015, nel bel mezzo della crisi migratoria, fu il giornalista del Corriere della Sera Massimo Nava a lanciare l’idea di un hub umanitario sull’isola per smistare i migranti (“potrebbe diventare la nostra Ellis Island”), accolta subito dal quotidiano Il Foglio che aveva parlato di “opzione P” (come Pianosa) sul modello dei campi profughi libanesi o libici: l’hub sarebbe servito per accogliere, ospitare, registrare e redistribuire i migranti in tutta Europa. Com’è noto, alla fine non se n’è fatto niente.

Pianosa, chiamata così per la sua conformazione completamente pianeggiante, è per altro una delle sette isole dell’Arcipelago Toscano tutelato dall’Unesco ed è abitata da poco più di venti abitanti. È conosciuta soprattutto perché qui, durante il ventennio fascista, furono reclusi i nemici del regime tra cui l’ex Presidente della Repubblica Sandro Pertini. Nel 1977 poi, su volontà del generale Carlo Alberto Dalla Chiesa, fu istituito un carcere di massima sicurezza che ospitava detenuti in regime di isolamento come i condannati per reati di mafia e terrorismo. Dopo le stragi del 1992 e l’assassinio di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, l’isola è diventata un carcere a cielo aperto, praticamente inaccessibile a tutti e controllata notte e giorno da agenti della polizia penitenziaria. L’attività del carcere è terminata solo nel 2011 su volontà dell’allora ministro della Giustizia Angelino Alfano. Da allora la Regione Toscana e l’Isola d’Elba hanno cercato di favorirne l’afflusso di turisti per ammirarne le bellezze naturalistiche e il mare cristallino nonostante le regole restrittive in vigore sull’isola a tutela dell’ambiente. Per esempio per limitare gli accessi, si può raggiungere Pianosa solo una volta a settimana (il martedì) con un traghetto da Piombino, l’inverno rimane completamente disabitata e l’unico albergo disponibile può ospitare un massimo di 25 persone.

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