Un dibattito di ore, la richiesta di chiarimenti al governo, scivolate istituzionali e ostruzionismo delle opposizioni, perfino una rissa tra deputati di Fratelli d’Italia e della Lega. Nella giornata in cui in Parlamento arriva il primo atto del governo M5s-Lega si consuma uno scontro frontale tra la maggioranza e le opposizioni di destra e di sinistra. Al centro c’è il decreto legge che dispone la sospensione di tutte le udienze del tribunale di Bari che da alcune settimane è costretto a celebrare i processi nelle tende. Ma nel frattempo il ministero della Giustizia ha terminato anche una procedura di aggiudicazione della sede temporanea del palazzo di giustizia a una società, la Sopraf, di cui è titolare Pino Settanni, imprenditore che – scrive Repubblica – è ritenuto vicino ad ambienti mafiosi, anche per via di una circostanza (raccontata da Settanni in una testimonianza in tribunale) in cui si è ritrovato a prestare soldiMichele Labellarte, considerato cassiere del clan Parisi, il più potente a Bari. Il ministero ha siglato un contratto con la Sopraf di Settanni per una cifra intorno a un milione e 200mila euro all’anno fino al 2024.

Tutto questo ha prodotto un effetto a catena in Parlamento. Alla Camera è montata la protesta delle opposizioni che hanno chiesto chiarimenti, il rinvio dell’esame della legge e un intervento in Aula il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede. Ma il governo è rimasto a lungo in silenzio, con i soli deputati del M5s a difendere il decreto. Il livello della tensione si è alzato in modo progressivo anche perché dopo numerose richieste di chiarimento ai sottosegretari alla Giustizia Vittorio Ferraresi e Jacopo Morrone, è spuntato un post su facebook del ministro guardasigilli che annunciava “ulteriori approfondimenti” dopo una “procedura regolare” di aggiudicazione all’imprenditore contestato. Un’uscita che ha irritato ulteriormente le minoranze: il Partito Democratico in Aula ha urlato prima “Onestà, onestà”, poi “Dimissioni, dimissioni”, mentre tra i parlamentari di Lega e Fratelli d’Italia si è arrivati anche alle mani.

Alla fine, nel pomeriggio, Bonafede arriva a Montecitorio: si scusa per aver scritto prima su facebook (“volevo informare i cittadini”), ricorda che il tribunale è finito nelle tende “quando al governo c’era il Pd”, chiarisce che l’aggiudicazione dell’edificio non c’entra niente con il decreto e conferma che il ministero farà altri approfondimenti su Settanni. “Dalla documentazione presa in visione per l’assegnazione della gara per il nuovo immobile – ribadisce alla Camera Bonafede – non veniva rilevato nessun motivo ostativo”. Ma non basta. Le opposizioni insistono: se l’urgenza del decreto è motivata anche col fatto che durerà in attesa dell’individuazione dell’edificio, allora l’aggiudicazione diventa dirimente. Così tutti i gruppi di minoranza proseguono la loro battaglia ostruzionistica con interventi a ripetizione di un minuto “per questione personale”. Ma il ministro non li sente perché subito dopo l’intervento deve partire per Innsbruck per un vertice con i colleghi europei. Così si profila la seduta notturna e forse la seduta-fiume. Alle 19 era stato votato un solo emendamento.

L’ostruzionismo delle opposizioni
La miccia è stata accesa quando è stata respinta con un voto in Aula la richiesta del democratico Emanuele Fiano di rinviare la discussione
. La conseguenza è stata l’ostruzionismo di tutte le minoranze, iniziato col grido dai banchi del Pd “Onestà, onestà” – evidentemente un’emulazione di quello che tante volte si è risentito suonare dai banchi dei Cinquestelle -, proseguito con interventi a titolo personale di tutti i parlamentari di Pd, Liberi e Uguali, Forza Italia e Fratelli d’Italia. “Dopo quello che è successo – ha annunciato Pierantonio Zanettin, ex membro laico del Csm, ora deputato di Forza Italia – il nostro atteggiamento non può restare remissivo”. Al dibattito nessuno dei sottosegretari alla Giustizia presenti in Aula (Vittorio Ferraresi del M5s e Jacopo Morrone della Lega) ha preso la parola. Così la replica della maggioranza è stata affidata alla presidente della commissione Giustizia Sarti. “Sono sicura che il ministro saprà assumere le sue decisioni con una assunzione di responsabilità diversa da chi fino ad ora se ne era sempre fregato”, dice sostenendo che Bonafede “ha applicato la legge vigente”. Ma le contestazioni delle opposizioni sono proseguite accusando i Cinquestelle di costringerli a votare un decreto al buio.

Bonafede: “Faremo ulteriori approfondimenti”
Un livello di tensione che ha raggiunto il suo picco soprattutto dopo che il governo si è mosso in due modi. Da una parte, dopo la richiesta delle opposizioni di un qualsiasi intervento del governo in Aula, la prima risposta del ministro Alfonso Bonafede non è arrivata alla Camera, ma dal suo profilo di facebook: “La procedura è stata regolare – ha detto in sintesi – ma faremo ulteriori approfondimenti”. “Ricordo a tutti – ha aggiunto il guardasigilli – che il decreto legge in discussione alla Camera non riguarda l’assegnazione dell’immobile ma la sospensione dei termini per permettere lo smantellamento delle tende”.

Dichiarazione che – letta in Aula dal capogruppo di Liberi e Uguali Federico Fornaro – non ha placato le opposizioni, anzi ha suscitato ulteriori proteste. “L’atteggiamento del governo è stato grave e serio”, ha detto il capogruppo Graziano Delrio, sostenendo che “la comunicazione del governo via Facebook è umiliante”. E rincara la dose Jole Santelli (di Forza Italia): “E’ uno schiaffo per Fico e per l’Aula da parte di un governo Stranamore”. Dello stesso tenore gli interventi dei deputati di Fratelli d’Italia. “Nella passata legislatura – ha detto Walter Rizzetto rivolgendosi al presidente della Camera – davanti ad una vicenda così grave, lei con il suo gruppo, avrebbe occupato questa Aula. Oggi, da presidente della Camera e quindi da presidente di tutti i deputati, lei non può far finta di nulla e accettare che un ministro risponda sui social media alla richiesta di chiarezza che arriva dai gruppi parlamentari”.

La rissa dopo le parole del sottosegretario
E’ forse per questo che arriva la seconda iniziativa del governo, quando finalmente prende la parola il sottosegretario alla Giustizia Vittorio Ferraresi (M5s) che però dopo aver assistito in silenzio al lungo dibattito parlamentare – durante il quale la “difesa” è stata affidata quasi solo alla presidente della commissione Giustizia Giulia Sarti – ha esordito sostenendo di aver “sentito in quest’Aula delle inesattezze gravi, alcune anche con peso penale di cui ciascuno si assume la responsabilità”. A quel punto l’Aula è definitivamente esplosa nelle proteste. Fiano ha chiesto al presidente Fico di “richiamare formalmente il sottosegretario che ha minacciato i deputati. Lui non è qui a fare il pm“. E’ negli stessi minuti che scoppia la rissa tra i banchi delle destre, tra quelli che in teoria dovrebbero far parte della stessa coalizione (almeno alle elezioni): se le danno – schiaffi e pugni – i deputati di Fratelli d’Italia e della Lega tra le grida dai banchi del Pd, “Dimissioni, dimissioni”. Sono dovuti intervenire in forze i commessi d’Aula e tra i parecchi deputati richiamati da Fico è finito anche Marco Silvestroni. Ma le sanzioni potrebbero arrivare a svariati parlamentari.

Tornata la tranquillità tutti i gruppi hanno chiesto alla presidenza di stigmatizzare le parole di Ferraresi. L’incidente si è concluso con Fico che, chiarendo che il governo “qui non è ospite”, ha ricordato al sottosegretario che l’articolo 68 della Costituzione tutela la libertà di espressione e di parola di tutti i parlamentari senza temere risvolti penali.

Ferraresi: “La soluzione definitiva per Bari sarà pubblica”
Terminato il caos in Aula, il sottosegretario Ferraresi ha ripreso il discorso (dicendosi dispiaciuto per la sua frase, ma negando le scuse) ha ribadito che quella individuata per il Palagiustizia di Bari “non sarà la soluzione definitiva, che sarà invece interamente pubblica e non privata. E la adotteremo nel tempo più breve possibile”. Nel merito le opposizioni, in particolare Forza Italia e Fratelli d’Italia, hanno contestato la scelta del ministero che – dicono – avrebbe potuto preferire un edificio pubblico a uno privato, anche requisendo direttamente le strutture della Regione o di altri enti. Tra coloro che hanno preso la parola anche l’ex ministro della Giustizia Andrea Orlando: “Se prima c’era una nebulosità su questo caso, ora abbiamo una certezza: voi non sapete dove state andando. Vi chiedo: fermatevi. Fermatevi finché siete in tempo perché a ogni giro peggiorate la situazione. E non scaricate la colpa sui governi precedenti perché sul tribunale di Bari la situazione non si è determinata 15 anni fa, ma dopo l’arrivo di una perizia poche settimane fa”.