È ancora ergastolo per Raimondo Caputo. La terza Corte d’Assise di Appello di Napoli, presieduta da Vincenzo Mastursi, ha confermato la condanna al fine pena mai per ‘Titò‘ anche nel secondo grado di giudizio del processo che lo vede imputato insieme alla sua ex convivente Marianna Fabozzi. Lui accusato di aver violentato e ucciso Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni scaraventata dal terrazzo dell’ottavo piano del palazzo dove abitava, nel Parco Verde di Caivano, il 24 giugno del 2014 e di aver abusato delle tre figlie della ex compagna. Lei di essere stata sua complice nelle violenze dell’uomo ai danni della più piccola delle sue tre bambine, amica di Fortuna.

Un’accusa che è costata alla donna (attualmente ai domiciliari con divieto di frequentare minori) una condanna in primo grado, confermata oggi in appello, di dieci anni di reclusione. L’ex compagna di Caputo, tra l’altro, è anche indagata per l’omicidio volontario del figlio Antonio, il bimbo di 4 anni che ha perso la vita il 27 aprile 2013, dopo essere precipitato da una finestra dell’abitazione dei nonni materni, al settimo piano dell’isolato 3 del Parco Verde di Caivano. Un anno prima che accadesse anche alla piccola Fortuna Loffredo. Poco prima che la sentenza fosse pronunciata la mamma di Fortuna aveva manifestato l’auspicio che la sentenza, come poi è avvenuto, confermasse il verdetto di primo grado. “Da quando lei non c’è più sono io che ho preso l’ergastolo, mentre loro sono dentro, mangiano, bevono e dormono. Io ho preso ergastolo fuori dal carcere” ha detto.

L’ARRINGA DELLA DIFESA – Raimondo Caputo e Marianna Fabozzi furono entrambi arrestati a novembre 2015. In primo grado, Caputo era stato condannato all’ergastolo un anno fa. Prima di riunirsi in camera di consiglio, c’è stata l’arringa dell’avvocato di Raimondo Caputo, Paolino Bonavita. Il legale ha esposto la tesi del complotto, che sarebbe stata messa in piedi da alcune famiglie del parco dove la bimba abitava, per far risultare colpevole Titò “che, invece – ha ribadito l’avvocato – è innocente” e spegnere i riflettori sulla vera rete di pedofili che si nasconderebbe tra le palazzine del Parco Verde di Caivano. Di certo, solo a maggio scorso, un 28enne è stato arrestato con l’accusa di violenza sessuale ai danni della nipote. La ragazzina, che oggi ha 15 anni, avrebbe subìto abusi per anni. Si è confidata prima con un’amica e poi con un’assistente sociale. L’uomo, tra l’altro, risiede nella stessa palazzina dalla quale è stata scaraventata Fortuna.

LA MAMMA DI FORTUNA VIA DALLA CAMPANIA – “Per cambiare vita, per far dimenticare questa brutta storia, vado via dalla Campania”. Queste le parole pronunciate in tarda mattinata da Mimma Guardato, la mamma di Fortuna Loffredo, al suo ingresso nel palazzo di giustizia, accompagnata dal padre, Vincenzo. “Dovunque io vada – tiene a precisare – Chicca sarà sempre con me”. Mimma andrà a cercare fortuna a Mantova. Un ritorno, dato che lì ha trascorso un anno, tempo fa, per lavorare in un bar. Con sé porterà i suoi due bambini, come accadde la prima volta. La donna, poi, ha parlato di nuovo dopo la lettura della sentenza: “Ritengo sia stata fatta giustizia, ora mi spetta dare un futuro a gli altri due miei figli” ha detto tra le lacrime. “È una sentenza che mi aspettavo – ha commentato Gennaro Razzino, legale di Mimma Guardato – perché la sentenza di primo grado era scritta molto bene. Praticamente inattaccabile. Resta il grande dispiacere per una bambina morta. Chicca, in tenera età, è stata sottratta alla mamma e alla vita”.

DON PATRICIELLO: “FACCIAMO FINTA DI NON SAPERE” – Accanto a Mimma, oggi, anche don Maurizio Patriciello, parroco ‘anti roghi tossici’ di Caivano. “La bambina ha subìto uno scempio immenso, è stata vittima di tanta cattiveria umana” ha detto. Don Patriciello è amico del sacerdote siciliano don Fortunato Di Noto, fondatore dell’Associazione Meter, noto per la sua lotta contro la pedofilia e la tutela dell’infanzia. “Il tentativo da parte di qualcuno – ha detto il parroco di Caivano – di concentrate la pedofilia nei quartieri poveri, è un’assurdità che dobbiamo smantellare. Sono problemi su cui dovremmo riflettete di più e non solo quando c’è il caso eclatante. Poi, dopo, tutti facciamo finta di non sapere e di non vedere”.