“Sicuramente non compreremo nessun altro F-35“. A dirlo, a Omnibus, su La7, è stata la ministra della Difesa, Elisabetta Trenta. Che poi ha spiegato: “Stiamo analizzando se mantenere o tagliare i contratti in essere. Intorno ai caccia si crea un indotto tecnologico, di ricerca e occupazionale”. Per questo, sostiene la ministra “potremmo scoprire che tagliare costa di più che mantenere“. Pertanto “bisogna analizzare bene le implicazioni”.

Su Facebook ha precisato: ” Siamo sempre stati critici del programma, nessuno lo nasconde, proprio per questo non compreremo nuovi caccia. Stiamo portando avanti un’attenta valutazione che tenga esclusivamente conto dell’interesse nazionale”.

“In tutte le amministrazioni ci sono possibilità di ottimizzare le risorse e lo faremo anche noi. Ci sono delle aree che possono essere gestite meglio. La Difesa sta facendo dei grandi passi avanti, quindi sono fiduciosa. L’importante è capire perché stiamo facendo una spesa e quale miglioramento darà al cittadino“, ha detto in onda su La7, che poi ha aggiunto: “Sarebbe bene riuscire, a livello politico, ad allungare il periodo all’interno del quale noi dovremmo comprare questi F-35 perché così avremmo un po’ più di budget a disposizione da investire in progetti europei. Le spese militari hanno una ricaduta anche nel settore civile: Internet nacque come progetto militare”.

Critico Giuseppe Civati, fondatore di Possibile: “Non ci sono penali da pagare per quanto riguarda lo stop all’acquisto degli F-35. La relazione della Corte dei Conti dello scorso anno evidenziava che la ‘partecipazione nazionale al programma non è soggetta a penali contrattualì’ e denunciava soltanto che lo spreco è in fase molto avanzata. Quindi o ha sbagliato la Corte dei Conti o la ministra della Difesa Trenta sta cercando giustificazioni per proseguire il piano”. Del resto – aggiunge Civati – l’attuale governo è in perfetta scia del precedente sulla spesa militare. Davvero difficile individuare delle differenze tra Pinotti e Trenta. Anche la motivazione della ‘tutela dell’occupazione’ è una giravolta rispetto a quanto diceva il Movimento 5 Stelle appena un anno fa. Un suo illustre esponente, Alessandro di Battista, scriveva l’8 agosto 2017 che ‘i posti di lavoro creato da questo programma sono pochissimi'”.