Era il simbolo della comunità sudanese a Roma. L’immobile di via Scorticabove, nella zona industriale della Tiburtina a Roma est, è stato sgomberato questa mattina intorno alle otto dalle forze dell’ordine. 120 persone (80 quelle presenti al momento dello sgombero) – tutti rifugiati già in possesso di protezione internazionale, regolari e alcuni con la cittadinanza italiana – sono state portate fuori da questo complesso. “Non è uno sgombero ma è uno sfratto per morosità – spiega l’ufficiale giudiziario -. Sfratto che abbiamo notificato, secondo procedura, all’affittuario, la Casa della Solidarietà, una delle cooperative poi coinvolte in Mafia Capitale e che qui via Scorticabove non c’è più dal 2015″.

Qui infatti c’era un centro, che i sudanesi hanno continuato ad abitare anche dopo che la cooperativa se n’è andata “lasciando debiti e bollette insolute”, dice Paola Di Salvo di Arci Darfur. “Di nuovo una dimostrazione del fallimento delle politiche di accoglienza e abitative. Avevamo segnalato la situazione al comune senza alcuna risposta”, dice Aboubakar Soumahoro. “Chiediamo alla sindaca Raggi di incontrarci, è ancora in tempo”.

Nel corso della giornata il Campidoglio ha diramato una nota per far sapere che “La Sala Operativa Sociale di Roma Capitale è presente, con la sua unità di strada, in via Scorticabove per formulare le proposte di accoglienza in seguito alle operazioni di sgombero disposte dalla Questura. Gli operatori sociali stanno formulando proposte per l’accoglienza nel circuito dei migranti fragili extra Sprar. L’interlocuzione è ancora in corso”.

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