Una proposta di legge per introdurre il reato di matrimonio forzato anche in Italia. Il testo, a prima firma della vicepresidente del Senato Mara Carfagna (FI) è stato depositato a fine mese scorso e si propone di riempire il vuoto legislativo nel nostro Paese in materia: attualmente, nel caso in cui una bambina o una ragazza sia costretta a sposarsi contro la sua volontà, grazie alla ratifica della Convenzione di Istanbul sulla violenza contro le donne (2011), si deve fare riferimento al reato di maltrattamenti, puniti con l’articolo 572 del codice penale (da 2 a 6 anni di carcere).

La proposta di legge depositata da Carfagna invece introduce per la prima volta il reato diretto a punire le nozze forzate e prevede la reclusione da uno a cinque anni, anche se tale delitto è commesso all’estero in danno di un cittadino o di uno straniero legalmente residente in Italia. E’ prevista una pena più severa qualora il reato sia commesso in danno di un minore di anni diciotto, la pena è aumentata se il minore non ha compiuto 14 anni e quando il colpevole è il genitore, anche adottivo, il convivente, il tutore o una persona cui il minore è affidato. E’ previsto inoltre un programma di assistenza per le persone offese.

Secondo l’Onu, più di 700 milioni di donne nel mondo vengono unite in matrimonio ancora bambine o prima dei 18 anni. Una su tre, ovvero circa 250 milioni, ha meno di 15 anni. In Italia il fenomeno sommerso riguarda molto spesso ragazze nate da famiglie straniere in Italia: il loro rifiuto può portare fino alla morte. Uno degli ultimi casi è quello di Sana Cheema, 25enne italiana di origini pakistane uccisa in Pakistan dopo aver rifiutato le nozze con un uomo scelto dalla famiglia. In assenza di un sistema organizzato di protezione, in Italia è nato un servizio auto organizzato per aiutare, tra rischi e difficoltà, le ragazze che vogliono sottrarsi ai matrimoni imposti dalla famiglia d’origine. Del caso si è occupato ad aprile scorso Fq Millenium, il mensile del Fatto Quotidiano diretto da Peter Gomez.

La proposta di legge di Carfagna ha lo scopo di allineare l’Italia alle indicazioni del Consiglio d’Europa e dell’Onu e di proteggere le giovani donne residenti nel nostro paese dalla violenza di stampo religioso e patriarcale. Infine, si sottolinea nella presentazione, non va sottovalutato il profondo nesso fra gli atti di terrorismo di matrice islamica e la violenza maschile sulle donne. L’Interpol, ad esempio, ha osservato che la violenza  sulle donne e in particolare la pratica del matrimonio forzato sono una spia di allarme da tenere in debita considerazione per scongiurare nonché elaborare misure da adottare contro il terrorismo perché laddove aumentano i veli e aumentano i burqa e aumentano i casi di sottomissione della donna c’è una buona probabilità che aumenti anche il radicalismo violento.

“Ho depositato la proposta di legge”, aveva commentato Carfagna, “in contemporanea all’arrivo della notizia della salvezza di Noura Hussein, la sposa bambina sudanese condannata a morte per aver ucciso il marito che la stuprava, per la cui vita mi sono battuta a fianco del nostro ambasciatore a Khartum, di Amnesty International e Italians for Darfour. Noura Hussein non è un caso isolato, 700 milioni di bambine e ragazze nel mondo vengono costrette a sposarsi, e succede anche in Italia”.