“Il gommone all’improvviso si è bucato nel mezzo e si è spezzato in due: è stata la fine”. I 42 migranti sopravvissuti a un naufragio al largo della Libia grazie all’intervento della nave Trenton della Marina americana raccontano così quel momento drammatico, costato la vita ad almeno 70 persone, disperse in mezzo al mare. Quindi non 12 come era sembrato in un primo momento, ma oltre 70 morti. Tra loro, ricostruiscono i sopravvissuti, anche una donna incinta e una mamma con una neonata. Il viaggio di chi si è salvato si è concluso martedì sera con l’arrivo al porto di Pozzallo a bordo della nave Diciotti della Guardia Costiera, da dove i migranti sono scesi dopo giorni di stallo passati a bordo della nave della marina americana, in un caso che nelle prime ore ha ricordato quello della nave Aquarius.

La Trenton era stata la prima nave intervenuta a soccorrere i migranti naufragati una settimana fa a 20 miglia dalle coste libiche. Sul posto era arrivata anche la ong Sea Watch, chiamata proprio dagli americani per il trasbordo dei superstiti. Un’operazione che però i volontari non avevano potuto effettuare perché la centrale operativa di Roma, che aveva informato le due navi “di non essere coinvolta né di coordinare il caso in questione”, non aveva ancora assegnato alla ong un “porto sicuro ragionevolmente vicino”, aveva detto un collaboratore di SeaWatch.

La Trenton, a quel punto, è rimasta al largo della Libia per giorni prima di poter trasferire le persone salvate sulla Diciotti, che intanto ha continuato a caricare altri migranti salvati in mare dai mercantili ed è arrivata a Pozzallo martedì con 509 migranti. “Sulla nave Usa ci hanno trattati bene e non abbiamo avuto problemi neppure sulla Diciotti – spiegano i superstiti – anche se il viaggio ci è sembrato lunghissimo perché volevamo arrivare presto a terra, in un porto sicuro italiano“.

In un primo momento si era parlato di 12 vittime, perché gli americani avevano fatto riferimenti ai corpi che erano stati visti galleggiare e che si era pensato fossero stati lasciati in mare per mancanza di celle frigorifere a bordo. Una dinamica poi smentita da tutti, compresa la Marina Usa, che ha raccontato di non aver mai caricato i cadaveri e di non averli più trovati dopo aver dato la precedenza al soccorso dei migranti che stavano chiedendo aiuto.

Tra i sopravvissuti ci sono anche familiari di alcune vittime, come tre sorelle di due nigeriane annegate nel Mediterraneo. “Non abbiamo potuto fare niente per poterle salvare”,  ripetono ancora commosse e tra lacrime di disperazione ai volontari di InterSos, associazione non governativa che ha personale a bordo della Diciotti. Secondo quanto riferito ai volontari, “i soccorsi della nave Trenton sono stati tempestivi”, i militari statunitensi “hanno fatto il possibile per salvarci tutti”.