Dopo lo sbarco a Valencia parlano gli operatori di Aquarius, la nave di Sos Mediterranee divenuta simbolo del rifiuto italiano di accogliere i migranti. Dopo i giorni in nave, Alessandro Porro e Massimo Belletti, i due volontari a bordo di Aquarius, danno la loro versione dei fatti, raccontando il sentimento del non sapere cosa fare in mezzo al mare e ripercorrendo il doloroso momento dei dispersi “Più che finire nelle mani dei libici volevano finire in fondo al mare”, hanno spiegato. “Nel momento in cui vengono rimosse dall’area delle operazioni delle unità di ricerca e salvataggio c’è un enorme rischio che la mortalità in mare aumenti”, ha aggiunto Nicola Stalla, coordinatore Salvataggi per Sos Mediterraneé, “Crediamo che questo sia un punto di svolta”, ha concluso Porro, “tra la scelta di un soccorso organizzato in mare e il Medioevo”.

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire, se vuole continuare ad avere un'informazione di qualità. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Aquarius, contro l’immigrazione si è scelto l’autoritarismo

next
Articolo Successivo

Disabilità, il tribunale di Roma condanna Flixbus per condotta discriminatoria

next