Poco più di un anno fa la morte del campione della MotoGp Nicky Hayden, investito il 17 maggio dell’anno scorso mentre era in bicicletta a Misano Adriatico. Il processo per l’investitore sarà celebrato il 10 ottobre con rito abbreviato. Il pilota morì all’ospedale Bufalini di Cesena 4 giorni dopo aver impattato con la sua bici contro una Peugeot 206 guidata da un 30enne di Morciano.

Questa mattina davanti gup di Rimini, la scelta del rito abbreviato da parte degli avvocati Francesco Pisciotti e Pier Luigi Autunno, i difensori dell’automobilista, per il quale il sostituto procuratore, Paolo Gengarelli, ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio stradale. Un processo che è già tutto agli atti come le tre perizie depositate, quella della Procura, quella dei difensori e quella della parte civile, la famiglia del pilota Usa che non sarò presente in giudizio. La difesa infatti della parte civile, per cui si è costituita sola la sorella di Hayden, non ha accettato il rito abbreviato ed è quindi uscita dal processo probabilmente riservandosi un’azione civile. Resta però agli atti la perizia della parte civile che con quella della Procura fa una ricostruzione diversa da quella fatta dal perito della difesa.

Ad esempio secondo la ricostruzione fatta dal consulente della Procura, il giovane che ha investito Hayden all’incrocio, al momento dell’impatto viaggiava a 72,8 km all’ora anziché ai 50, che è il limite consentito in quel tratto. E stando alla ricostruzione della Procura, se avesse viaggiato ai 50 all’ora “sia continuando a velocità costante, sia reagendo e frenando, l’incidente sarebbe stato evitato”. Insomma se l’auto avesse rispettato i limiti, Hayden “sarebbe transitato appena davanti al veicolo” evitando l’impatto. Diversa invece la posizione del perito della difesa che punta sulla responsabilità piena di Hayden, sostenendo che anche se, l’automobilista avesse rispettato il limite di velocità, Hayden, non rispettando lo stop sarebbe comunque finito contro l’auto.