Non serve il ballottaggio alla Lega pigliatutto in Veneto. Si aggiudica al primo colpo sia il Comune di Treviso, riprendendosi quello che per un ventennio è stato il feudo di Giancarlo Gentilini e di Giampaolo Gobbo, che quello di Vicenza, dove per due mandati aveva governato Achille Variati. Il centrosinistra viene umiliato ancora una volta, perdendo due città che erano ormai due puntini rossi sulla carta, assediati dallo strapotere del centrodestra, sempre più declinato in versione leghista. Forza Italia praticamente non esiste più, pagando errori, incertezze e una crisi che appare ormai irreversibile. Il Movimento Cinquestelle subisce un autentico tracollo a Treviso, mentre a Vicenza non era neppure rappresentato.

Il nuovo sindaco di Treviso è Mario Conte (nella foto), leghista giovane, ma già di lungo corso, che arriva al 54,3 per cento, lasciando il sindaco uscente Giovanni Manildo al 37,9 per cento. Ciò che colpisce è l’entità delle percentuali della Lega: 19,45 per cento al partito, 15,04 per cento alla lista civica Mario Conte e 11,47 per cento alla lista civica Zaia-Gentilini, per un totale del 46 per cento. L’alleato Forza Italia si riduce a un 3,66 per cento che costituisce il peggior risultato di sempre per il partito di Silvio Berlusconi. Commento a caldo di Conte: “È un’emozione grande, una grande soddisfazione. La prima cosa da fare è riorganizzare la polizia locale e risolvere i problemi dei quartieri a lungo inascoltati. Chiederò un incontro con il ministro Matteo Salvini per chiudere la caserma Serena, vogliamo limitare i disagi che la presenza di queste persone scarica sul territorio”. La Serena ospita gli extracomunitari richiedenti asilo.

Manildo si è consolato dichiarando: “Il trend è consolidato, si è trattato di un ballottaggio anticipato, le altre liste hanno raccolto meno di quello che si pensava alla vigilia delle elezioni. La nostra era più legata a Treviso, erano persone che si sono messe in gioco per il bene della città. E’ stata una bella avventura per tutti. Lasciamo una buona eredità”. Il Pd incassa il 17 per cento, mentre la civica di Manildo è al 10.59 per cento. Modesto il risultato dei Cinquestelle che con Domenico Losappio si ferma al 4.2 per cento.

Se i dati vengono confrontati con i risultati delle elezioni Politiche di marzo colpisce proprio il crollo dei Cinquestelle che erano arrivati al 20,6 per cento. Il centrodestra complessivamente aveva raggiunto il 41.59 per cento, mentre il centrosinistra era al al 29,64. Manildo, quindi, si è difeso anche se la votazione, come lui stesso ha rilevato, si è tradotta in un ballottaggio per lo scarso appeal degli altri quattro concorrenti. Bassa l’affluenza, il 59,15 per cento, rispetto al 63 per cento del 2013.

A Vicenza è andato in scena uno strano test, per la mancanza del Movimento Cinquestelle che aveva rinunciato a presentarsi quando ormai la lista era pronta. Ha vinto il candidato del centrodestra, l’avvocato Francesco Rucco, che raccoglieva l’appoggio di Lega, Forza Italia, Fratelli d’Italia e tre civiche, anche se si è candidato come rappresentante di una civica. Forza Italia non era riuscita ad esprimere un proprio candidato e la Lega (che negli accordi con il centrodestra aveva ottenuto la scelta di Treviso) era confluita su Rucco, costringendo Forza Italia a fare lo stesso. Il nuovo sindaco ha ottenuto 24.271 voti, pari al 50,64 per cento. Il fisico Otello Dalla Rosa per il centrosinistra si è fermato al 45.87 per cento con 21.985 voti. Tutto sommato se l’è cavata bene, anche se qualche sondaggio della vigilia sembrava indicare un testa a testa più serrato. Finisce quindi l’era del centrosinistra contrassegnata dai due mandati di Achille Variati.

Al voto sono andati solo il 55,80 per cento dei vicentini. Notevole il successo della civica di Rucco che ha ottenuto il 24.49 per cento, così la Lega è rimasta al 15.87 per cento, mentre Forza Italia ha dimezzato i consensi di marzo con il 5.21 per cento, e Fratelli d’Italia è arrivato a un modestissimo 1.67 per cento. Il Pd si è consolato aumentando di quasi due punti il risultato di marzo, con un 23 per cento. Ma è una magra consolazione. Come hanno votato i grillini orfani del proprio candidato, l’avvocato Francesco Di Bartolo? A marzo avevano ottenuto un notevole 22,32 per cento. Molti di loro non sono andati a votare, ma gli altri non sembrano aver premiato più di tanto l’alleato leghista, considerando che a marzo il centrodestra aveva ottenuto un complessivo 40.96 per cento e il centrosinistra un più modesto 22,84 per cento.