Era accusato di essersi appropriato dei soldi dei biglietti pagati dai visitatori dei principali musei della Sicilia. A cinque anni dall’arresto il tribunale di Civitavecchia ha assolto Gaetano Mercadante dall’accusa di appropriazione perché il fatto non sussiste. Una sentenza del 19 gennaio del 2018 dichiarata irrevocabile visto che né la procura generale, né la Regione Siciliana e il Comune di Taormina, parti civili, hanno proposto appello. Lo fa sapere al fattoquotidiano.it l’avvocato Giorgio Giannone Codiglione, legale dell’imprenditore romano. Mercadante finisce sotto inchiesta perché legale rappresentante della Novamusa Valdemone, della Novamusa Val di Mazara e della Novamusa Val di Noto. Le tre società facevano parte dell’associazione temporanea di imprese alla quale dal 2003 l’assessorato regionale ai Beni Culturali aveva affidato la gestione dei principali siti archeologici siciliani.

In questa veste era accusato di essersi appropriato della quota degli incassi dei biglietti d’ingresso dei siti culturali di spettanza della Regione Siciliana e dei comuni di Calatafimi, Castelvetrano, Marsala, Siracusa, Taormina. Secondo il tribunale, però, deve essere esclusa “l’altruità dei denari indicati in rubrica, invero mera quota dei proventi individuata in concessione quale corrispettivo a carico della Novamusa”. Il collegio giudicante, in pratica, ha reputato che Mercadante dovessere essere “assolto per insussistenza del fatto in ragione dell’erronea qualificazione in termini prettamente pubblicistici dell’obbligo di versamento incassi del servizio di biglietteria. Risulta persuasiva la ricostruzione della vicenda concessoria formulata nell’ordinanza pronunciata sul ricorso per regolamento di giurisdizione presentato dalla Novamusa nell’ambito del giudizio amministrativo”.