Giuseppe Conte? E’ sicuramente una figura che si presenta bene e autorevolmente. Tecnico o politico sono categorie inadeguate, perché è la prima volta che di un presidente del Consiglio nessuno sa che visione abbia sul alcuni temi della politica italiana e internazionale. E questo è un elemento di novità”. Sono le parole dell’ex presidente del Consiglio, Mario Monti, ospite di Omnibus (La7). Monti puntualizza: “Sulla carta questo governo è più preoccupante del governo Berlusconi 2008-2011, perché è o è stato fino all’altro giorno deliberatamente violante i vincoli, che, attenzione, non sono solo europei, ma anche propri della Costituzione italiana. Nel caso del governo Berlusconi non c’era la volontà di violare i vincoli che, a lungo, sono stati tenuti. Poi, però, nell’estate del 2011, con buona pace della teoria postuma del complotto, ci fu la rottura tra Berlusconi e la Lega. Quindi, venne meno la maggioranza e” – continua – “la riforma delle pensioni promessa all’Europa e ai mercati non si fece. Fu una défaillance, un deragliamento del governo Berlusconi. Qui, all’inizio, Lega e M5s si sono presentati come l’immaginazione al potere senza vincoli finanziari. Basti solo pensare a un punto che c’era nel contratto di governo: la richiesta di condono di 250 miliardi di debito pubblico italiano nell’attivo della Bce. E’ una bella immaginazione, eh. E’ durata pochissimo, perché è prevalso l’incontro con la realtà”. E aggiunge: “Il lascito di questi tre giorni è che si è vista la capacita del presidente Mattarella di dire no, quindi il governo e l’opinione pubblica si aspettino che il capo dello Stato, quando vorrà, potrà rinviare una legge al Parlamento per mancanza di copertura finanziaria. Ricordo che era molto più difficile politicamente dire no a Savona per il tema dei mercati finanziari che respingere una legge per mancanza di copertura finanziaria”. Poi esprime il suo auspicio: “Io voglio un governo del cambiamento. Forse sono controcorrente, ma spero che questo esecutivo faccia, perché l’Italia ha bisogno di cambiamento. Sette anni fa il Paese si è messa su una strada di riforme intense, necessarie, tardive. Ne ha fatte un po’ con tutti i governi che si sono succeduti, ma poi siamo rimasti a contemplare un referendum e le future elezioni“. E chiosa: “Spero che M5s e Lega abbiano l’intelligenza di capire che sono attesi sul cambiamento che porteranno nella società, nell’economia, nell’establishment italiano. Dovranno anche essere aggressivi e, una volta passate le nebbie che ne offuscano la visione, capiranno che l’Europa è un potente alleato per la trasformazione”