Ha già salvato alcune vite come quella di un bimbo di 4 anni, ma ora l’obiettivo dei ricercatori è rendere la terapia con le cellule immunitarie riprogrammate per sconfiggere i tumori del sangue, nota come CAR-T, molto più sicura prevenendo i possibili gravi effetti collaterali  È l’obiettivo raggiunto da un team di ricercatori del San Raffaele di Milano che ha individuato il meccanismo alla base degli effetti collaterali di questa terapia, dimostrando la potenziale efficacia di un farmaco, già in uso per l’artrite, nel prevenirli e curarli. Lo studio è pubblicato su Nature Medicine. Le terapie cellulari con tecnologia CAR-T – approvate solo lo scorso ottobre negli Usa – rappresentano una rivoluzione nella lotta ai tumori del sangue: questa tecnologia consiste nell’ingegnerizzare geneticamente cellule del sistema immunitario, i linfociti, per renderle capaci di riconoscere ed eliminare i tumori. La straordinaria efficacia dei linfociti CAR-T, spiegano i ricercatori, è però accompagnata dal rischio di gravi tossicità, come la frequente sindrome da rilascio di citochine, molecole infiammatorie, e la più rara, ma talvolta mortale, neurotossicità.

A guidare il lavoro al San Raffaele è stato Attilio Bondanza, primo ricercatore dell’Università Vita-Salute San Raffaele. I ricercatori hanno quindi scoperto il meccanismo molecolare all’origine della tossicità della terapia CAR-T e hanno dimostrato la potenziale efficacia di un farmaco, già in uso per l’artrite, nel prevenirla e curarla. La scoperta potrebbe dunque avere un impatto immediato: quello di rendere la terapia con linfociti CAR-T molto più sicura. Proprio attraverso l’ingegnerizzazione genetica, spiegano i ricercatori, i linfociti CAR-T diventano capaci di scatenare la risposta immunitaria contro il tumore con un’efficacia senza precedenti. Ecco perché nel 2017 l’Ente statunitense per i farmaci FDA ne ha approvato l’uso per alcuni tumori del sangue (leucemia linfoblastica nel bambino e linfoma nell’adulto). In Europa l’approvazione da parte dell’Agenzia europea dei medicinali (Ema) è attesa entro fine 2018.

“Prima d’ora, studiare la natura della sindrome da rilascio di citochine (CRS) e della neurotossicità e soprattutto capire la relazione tra le due era impossibile perché non si disponeva di un modello sperimentale capace di riprodurre questi fenomeni”, spiega Margherita Norelli, primo autore della pubblicazione. Per risolvere questo problema, il gruppo di ricerca ha sviluppato un modello di topo umanizzato – un topo con un sistema immunitario molto simile a quello umano – in grado di riprodurre per la prima volta sia gli effetti terapeutici che quelli tossici dei linfociti CAR-T osservati nell’uomo. Attraverso lo studio di questo modello i ricercatori hanno dimostrato che la neurotossicità da linfociti CAR-T è causata dalla citochina IL-1 e hanno dimostrato nel modello sperimentale l’efficacia di anakinra, un farmaco che interferisce con IL-1 e che è già in commercio per prevenire e curare l’artrite, che potrebbe contrastare sia la neurotossicità che la CRS. Il prossimo passo sarà quello di sperimentare anakinra sull’uomo. Lo studio è stato possibile grazie al sostegno dell’Associazione Italiana per la Ricerca sul Cancro (AIRC).