Sei kamikaze, di cui tre minori e un bambino appartenenti alla stessa famiglia, si sono fatti saltare in aria domenica mattina in tre chiese di Surabaya, la seconda città più popolosa dell’Indonesia. Tredici i morti (compresi gli attentatori) e almeno quaranta i feriti, secondo le informazioni della polizia locale. Gli attacchi hanno preso di mira una chiesa cattolica, una pentecostale e una calvinista. L’ipotesi dell’intelligence indonesiana è che siano stati organizzati dal gruppo Jemaah Ansharut Daulah (Jad), che ha giurato fedeltà all’Isis. Lo Stato Islamico ha poi  rivendicato gli attacchi attraverso Amaq, organo di propaganda jihadista.

Come ricostruito dalle forze di polizia, il primo attentato ha colpito la chiesa cattolica di Santa Maria a Surabaya, nella regione orientale di Java. Pochi minuti dopo si sono verificate la seconda e la terza deflagrazione in altre due chiese della città. Uno degli attentatori, hanno riferito gli inquirenti ai media, era una donna velata che si è fatta saltare in aria insieme ai suoi due figli di circa 10 anni. E ci sarebbe una seconda donna fra i kamikaze, come raccontato da alcuni testimoni, ma la polizia non ha ancora confermato.

“Questi attacchi terroristici sono crudeli ed inumani”, ha detto il presidente indonesiano, Joko Widodo, durante la visita nell’ospedale dove sono ricoverati i 41 feriti. Il presidente ha poi aggiunto che tra le 13 vittime vi sono altri bambini, “oltre ai 2 di circa 10 anni usati dai responsabili dell’attacco suicida”. “Non vi sono parole per descrivere il nostro dolore per le vittime di questo atto di terrorismo”, ha concluso.

Un portavoce dell’agenzia di intelligence dell’Indonesia, il più popoloso Paese musulmano al mondo, oltre a ipotizzare il coinvolgimento dell’Isis ha aggiunto che gli attentati sono probabilmente collegati a una rivolta carceraria avvenuta pochi giorni fa vicino a Jakarta. Alcuni militanti affiliati allo Stato islamico, infatti, avevano preso in ostaggio e ucciso cinque agenti per cercare di fuggire dall’istituto penitenziario di Depok, alla periferia della Capitale. Le forze di sicurezza erano poi riuscite a sedare la ribellione.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Parigi, assalitore uccide un uomo e ferisce otto persone a coltellate. La fuga dei passanti

prev
Articolo Successivo

Migranti, due contraddizioni nei discorsi buonisti

next