“C’è più di qualche possibilità che i naufraghi siano intorno al punto: 20.5 W e 38.25 N”. Lo afferma Sandro Carniel, ricercatore di Cnr Ismar di Venezia, che insieme a Carlo Brandini del Cnr Lamma di Firenze ha svolto e coordinato una proiezione per cercare di individuare la rotta della eventuale zattera di salvataggio sui cui si spera si sia messo in salvo l’equipaggio del Bright, l’imbarcazione italiana da cui il 2 maggio scorso è stata lanciata la richiesta di soccorso. Sapere dove cercarli, nel grande oceano, è essenziale per tener viva la speranza.

“Ci mancano più della metà dei dati necessari a creare un modello scientificamente esatto – mi ha detto Sandro Carniel al telefono – ma abbiamo comunque tentato di fare tutto il possibile con le informazioni disponibili reperite da modelli numerici riguardo le condizioni del mare, in particolare delle correnti marine nel tratto di mare in questione. I naufraghi, se sono su una zattera, potrebbero aver seguito una rotta verso ovest, nord ovest”. Qualcuno, nei giorni scorsi, aveva invece avanzato l’ipotesi che fossero derivati verso sud est.
La ricerca è partita lunedì mattina, quando ho chiamato il ricercatore con cui stiamo lavorando su possibili azioni di monitoraggio e ricerca marina tra Cnr-Ismar e Progetto mediterranea, e da appassionati di mare ci è venuto naturale parlare dei naufraghi e di cosa avremmo potuto fare per dare una mano alle ricerche. Carniel mi ha interrotto a metà della frase: “Sento Carlo Brandini di Lamma Firenze e ti richiamo”. I due ricercatori, coadiuvati dal gruppo di lavoro di cui fanno parte Davide Bonaldo, Antonio Ricchi, Stefano Taddei e Bartolomeo Doronzo, si sono messi immediatamente al lavoro, elaborando la possibile posizione dei naufraghi. “Il dato è ovviamente poco preciso e parziale, occorrerà necessariamente includere gli effetti diretti del vento, sui quali però stiamo lavorando” mi ha spiegato Carniel. La prima a conoscere i risultati dello studio, informata dal Cnr in tempo reale, è stata la Marina Militare, impegnata nelle ricerche, secondo le notizie diramate meno di 24 ore fa, con Nave Alpino.
Il Cnr, Consiglio Nazionale delle Ricerche, non è nuovo a questo tipo di studi. Nel 2001 fu proprio Cnr-Ismar con Carniel a dimostrare le potenzialità di questi strumenti numerici in un caso molto noto, quello legato alla ricostruzione del percorso da Portofino a Hyeres del corpo della contessa Vacca Agusta. L’utilizzo di modelli di circolazione, associati agli effetti delle onde, riuscì a dimostrare come il luogo del ritrovamento fosse compatibile con il luogo (Portofino) e la data suggerita (14 giorni prima) dagli organi inquirenti, e che fece chiudere il caso come un incidente. Allo stesso modo, Cnr-Lamma ha condotto simulazioni simili per richieste ricevute dalla Guardia Costiera dove era necessario il tracking di corpi galleggianti in mare, carcasse di cetacei morti spesso alla deriva nell’area del santuario Pelagos (il cui spiaggiamento crea grossi problemi di gestione e va pertanto correttamente previsto), natanti, sversamenti di idrocarburi o, più recentemente, il caso dei dischetti di plastica provenienti da un impianto di depurazione in Campania, che hanno inquinato l’intero litorale tirrenico.
Simone Perotti