Milleottocentotrentasei giorni consecutivi, oltre 3mila in totale. Angelino Alfano batte ogni record e diventa il ministro italiano più longevo nella storia della Repubblica. L’ex delfino di Silvio Berlusconi non ha rivali tra coloro che hanno guidato un dicastero: mai nessuno era riuscito a rimanere in sella così a lungo.

Il primato – come scrive il Mattino – verrà ufficialmente battuto martedì 8 maggio, quando Alfano è già certo di essere ancora alla guida della Farnesina, dove è approdato dal ministero dell’Interno dopo la “promozione” di Paolo Gentiloni a Palazzo Chigi. Se anche il presidente della Repubblica dovesse dare oggi un incarico per la formazione del nuovo governo, infatti, saranno necessari ancora diversi giorni prima del definitivo “pensionamento” di Alfano, che aveva giurato davanti a Giorgio Napolitano il 28 aprile 2013.

Al Viminale è rimasto fino al 12 dicembre 2016, superando il caso Shalabayeva – per il quale fu oggetto di interrogazioni e di una mozione di sfiducia – e inamovibile anche dopo il cambio alla guida del governo da Enrico Letta a Matteo Renzi. Poi, con l’arrivo di Gentiloni, si è trasferito agli Esteri, che continuerà a gestire ancora per qualche giorno prima di lasciare gli uffici di via Arenula e pure Roma, visto che ha rinunciato alla ricandidatura.

Ai 1836 giorni bisogna aggiungerne, tra l’altro, altri 1175 trascorsi dal politico argentino alla guida del ministero della Giustizia durante il quarto governo Berlusconi. Un altro record: in quel caso diventò il più giovane Guardasigilli della storia, nominato a 37 anni, 6 mesi e 8 giorni. Anche in quel caso, guidò un dicastero “pesante” durante una legislatura segnata dall’approvazione del lodo incostituzionale che porta il suo nome e concedeva alle alte cariche dello Stato lo scudo dai processi penali. Fatta salva la parentesi “tecnica” del governo Monti, Alfano è sempre stato in sella negli ultimi dieci anni.