Raffaele Cantone come presidente del Consiglio ed Emma Bonino alla presidenza del Senato. Il dopo 4 marzo, Walter Veltroni lo avrebbe affrontato così, rilanciando con “qualcosa di innovativo”. Il fondatore del Pd ha spiegato a Otto e mezzo quali avrebbero dovuto essere, a suo avviso, le mosse del partito dopo la batosta nelle urne. Punto numero uno: “Avrei candidato a presidente del Senato Emma Bonino, che il M5S aveva candidato al Quirinale, e gli avrei chiesto se ci stavano”. Punto numero due: “Poi sarei andato da Mattarella a dirgli ‘Scegli una persona di qualità’. Un uomo come Raffaele Cantone“. Insomma l’Aventino voluto da Matteo Renzi, un tempo ‘coccolato’ da Veltroni e ora distante dall’ex segretario, è “sbagliato”, anche perché il “M5s non è come la Lega”.

Attorno a una figura come quella del presidente dell’Autorità anticorruzione, dice Veltroni, avrebbe potuto coagularsi “un governo di qualità, con il consenso di Pd-Leu-M5S” oltretutto con “un contenuto di innovazione e di sfida”. Il Partito Democratico avrebbe dovuto rilanciare, invece di subire passivamente tra isolamento e tentativi di dialogo troncati dall’interno: “No a governo Di Maio, no a governo Salvini, invece qualcosa di innovativo”.

Con i Cinque Stelle, secondo l’ex sindaco di Roma, il Partito Democratico avrebbe potuto governare: “Non penso che gli esponenti del Movimento 5 Stelle siano ‘pentafascisti’ o che siano come la Lega, perché una parte consistente dei nostri elettori ha votato per loro e non credo che siano diventati fascisti”. Ma qualcuno ha interpellato il “padre” del Pd, dopo le elezioni? “Renzi non mi ha chiamato, Martina e alcuni che hanno responsabilità istituzionale del Pd sì. Ho detto loro quello che penso, quello che ho sempre detto”.

L’ex segretario ha fatto tutto da solo e ha imposto l’isolamento: “È sbagliato stare sull’Aventino e anche dare l’idea di correre appresso agli altri. Il Pd anche con il 18% ha il dovere di presidiare il campo della sinistra“. Ma i problemi hanno radici profonde, secondo Veltroni: “La sinistra è al livello più basso della sua storia, ha perso il referendum istituzionale, e non era facile. Ti si dimezza il consenso elettorale, ma vuoi fermarti a capire che cosa è successo?”.

Invece non si vede una profonda riflessione all’orizzonte: “Il Pd si è infilato prima a decidere chi fa il vicepresidente della Camera e poi in una discussione di cui si fatica a capire il senso – ha aggiunto – La prima cosa da fare è capire le ragioni della sconfitta, nessuno ha detto ‘scusate’, un’autocritica, e non solo Renzi. Poi programmare per rilanciare la sfida sul lavoro e sull’innovazione istituzionale – che non è finita con il referendum – perché l’Italia è a rischio di involuzione autoritaria“. Ora al Pd servirebbe una “gestione collegiale” e la valorizzazione di “grandi risorse” come Paolo Gentiloni, ma “il Pd è come il conte Ugolino, divora di volta in volta tutti i suoi leader in una bulimia che non porta a nulla”.

Veltroni nota come “la politica italiana sembra un po’ l’asilo Mariuccia” tra “dispetti, rancori e giochini”. Per questo, l’ex sindaco di Roma si dice “preoccupato ed angosciato come tutti gli italiani perché ci stiamo abituando a considerare normale ciò che non lo è”. Ad esempio che “questa legislatura rischia di essere la prima che termina prima ancora di essere iniziata”. Un risultato non casuale: “Per alcune forze politiche – aggiunge – la campagna elettorale è iniziata dopo il 5 marzo per arrivare a questo approdo. Ed è un approdo dove il paese rischia molto”. Il finale? Lega e M5S, dice Veltroni, puntano a nuove elezioni “per crescere entrambi e poi fare un governo assieme dopo che Salvini ha mollato Berlusconi“.