“E’ un renziano”, “fa parte di Leu”, “è un troll”, “fake news”, “un idiota”, “ha fatto una sciocchezza”. Dal segretario reggente del Pd Maurizio Martina ai renziani ortodossi, dai responsabili nazionali della comunicazione ai notabili locali del partito: tutti ad attaccare Alberico De Luca, 35 anni, di Fasano (Brindisi), laureando in giurisprudenza, all’attivo alcuni progetti imprenditoriali.

Un ragazzo come tanti, con idee politiche precise ma mai sfociate nel tesseramento in un partito. Neanche in quel Pd di cui è elettore, come lui stesso scrive su #senzadime.it, il sito che per un giorno lo ha fatto balzare al centro del dibattito politico nazionale, sponda centrosinistra. Tradotto: nelle ore in cui si decideva il loro futuro, i massimi vertici del Pd hanno litigato tra di loro per colpa sua, chiedendo la chiusura immediata del suo sito. Che al mercato democratico delle accuse incrociate è stato tacciato di essere “lista di proscrizione”, “gogna  mediatica”, “operazione di inaudita gravità”. Cosa ha fatto De Luca di così grave? Semplicemente ha raccolto le dichiarazione pubbliche dei membri della direzione del Pd e li ha divisi in tre gruppi: non favorevoli alla trattativa con il M5s, favorevoli e non ancora espressi.

Il sito è andato online il 27 aprile, dopo neanche una settimana è successo il finimondo. De Luca, subissato di telefonate, tweet e messaggi, ha preferito non parlare con nessuno e si è limitato ad accogliere l’invito di cancellare i nomi sul sito. Oggi ha deciso di raccontare tutto a ilfattoquotidiano.it.

De Luca, lei è renziano?
“No, da elettore Pd sono semplicemente contrario al dialogo con il M5s in vista di un ipotetico governo”

Perché ieri ha rifiutato di parlare con chiunque, dando adito alle interpretazioni più fantasiose sul suo conto?
“Non cerco nessun tipo di visibilità. Dopo la richiesta di chiudere il sito c’è stata una escalation di reazioni da parte del mondo politico e ho deciso di prendermi un po’ di tempo”.

Le hanno detto di tutto.
“La cosa che mi ha dato più fastidio è stata l’accusa di aver creato una lista di proscrizione. Un riferimento che non posso tollerare perché ho una cultura profondamente antifascista”.

Perché il sito di un elettore Pd è diventato l’argomento più importante a 24 ore dalla direzione nazionale del partito?
“La mia era e rimane un’iniziativa semplice: offrire un quadro completo delle posizioni dei singoli esponenti all’interno della direzione Pd sul tema in questione, utilizzando le loro dichiarazioni pubbliche. E’ un’operazione di trasparenza, un termometro politico. E’ stata strumentalizzata. Mi dispiace molto, non mi sarei mai aspettato una reazione così forte e scomposta nei confronti dell’iniziativa di un loro elettore”.

Ieri, però, era la giornata delle liste: il riferimento è “alla conta dei renziani per non fare la conta”, per dirla con Andrea Orlando.
“E così il mio sito è diventato il capro espiatorio di una situazione interna in cui prevalgono guerre e  divisioni. Ma io non c’entro nulla in questa situazione, era solo un’operazione di trasparenza”

Chi la ha contattato chiedendo di chiudere il sito?
“Nessuno, ieri ho spento il telefono”.

Però al posto dei nomi sono comparsi degli omissis.
“Ho letto i tweet che mi sono arrivati, ho visto il pandemonio che si era creato e allora ho deciso di fare quella provocazione”.

Provocazione?
“Sì, ho tolto i nomi, ma tanto le dichiarazioni di contrari e favorevoli erano e restano pubbliche. Ci vuole un attimo a verificare. Mettendo gli omissis ma non chiudendo il sito, ho voluto far capire che la questione resta, identica a prima e a prescindere dal fatto che qualcuno ha deciso che era sconveniente comparire in quelle liste. Voglio sottolineare, tuttavia, che nessuno della direzione del Pd mi ha contattato privatamente”.

Nessuno, neanche dalle segreterie locali?
“Questa volta no”

In che senso ‘questa volta’?
“Perché quando #senzadime è andato online, qualche esponente nazionale del Pd mi ha cercato pubblicamente per chiedere di inserire la sua presa di posizione nel mio sito”

Cosa vuole far sapere a chi oggi sarà in direzione?
“Di dire no, definitivamente, alla trattativa e al dialogo con il Movimento 5 Stelle e di ritornare a essere un partito unito”.

Ovvero il messaggio alla base di #senzadime, nato termometro politico al servizio degli elettori e diventato “lista di proscrizione” a causa dei veleni interni di un partito che anche in questa occasione ha dimostrato di non conoscere le persone che lo votano.