Bruxelles parla di “indicazioni”, Emmanuel Macron pronuncia la parola “prove“. Gli esperti dell’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche sono attesi tra oggi e domani in Siria e l’organismo si riunirà solo lunedì per discutere del presunto attacco con armi chimiche avvenuto venerdì sulla città di Douma, ma la Commissione Europea ha già preso una posizione netta sulla disputa alla base della crisi internazionale che nelle ultime ore vede fronteggiarsi gli Stati Uniti e la Russia.

“Tutte le notizie e tutte le indicazioni che abbiamo puntano nella direzione del fatto che armi chimiche siano state usate in quell’attacco”, ha dichiarato in conferenza stampa la portavoce dell’esecutivo comunitario, Maja Kocijancic: “Ribadiamo la forte necessità che i responsabili in Siria rispondano dei crimini di guerra commessi e in particolare dell’uso di armi chimiche”, che è “un crimine di guerra e un crimine contro l’umanità“.

Il presidente francese è andato oltre: “Abbiamo la prova che la settimana scorsa, dieci giorni fa, armi chimiche sono state utilizzate, almeno del cloro, e che esse sono state usate dal regime di Bashar Assad“, lo ha detto Macron, intervistato in diretta da TF1, riferendosi a quanto accaduto nella città di Douma, dove venerdì un presunto attacco chimico ha causato la morte di almeno 40 persone. “Quello che dobbiamo fare in Siria è una priorità, ma in nessun caso la Francia provocherà un’escalation che possa minacciare la stabilità della regione”, ha proseguito il capo dell’Eliseo. Quanto ai tempi di un eventuale intervento, il capo dell’Eliseo si è limitato ad affermare: “Ci sono decisioni che prenderemo quando lo riterremo più utile ed efficace”. Martedì Macron aveva previsto un annuncio “nei prossimi giorni”, mentre con la nuova dichiarazione sembra prendere tempo.

Anche il Pentagono frena. James Mattis punta di nuovo il dito contro la Russia, ma si mostra prudente sulle conseguenze di un eventuale attacco. Mosca è “complice” nell’aiutare la Siria a conservare le armi chimiche, ha detto il segretario alla Difesa, secondo cui il Cremlino “ha continuamente bloccato tutti gli sforzi” della diplomazia per mettere fine alla guerra. Tuttavia “il nostro ruolo in Siria è quello di sconfiggere l’Isis. Non ci faremo coinvolgere nella guerra civile” e “a livello strategico la preoccupazione maggiore è come far sì che non ci sia un’escalation fuori controllo“. “Credo che ci sia stato un attacco chimico, stiamo cercando le prove concrete“, ha detto Mattis, che ha annunciato che oggi il Pentagono presenterà oggi a Donald Trump le opzioni sulla Siria nel corso di una riunione del Consiglio per la sicurezza alla Casa Bianca, tra le quali ci potrebbero essere anche risposte diplomatiche ed economiche.

Chi fa, invece uno scatto in avanti, è la Nato: “Consideriamo l’uso di armi chimiche una minaccia per la pace e la sicurezza internazionali – ha detto il segretario generale Jens Stoltenberg – e i responsabili ne pagheranno le conseguenze. L’ultimo attacco è stato orrendo, con decine di persone uccise, compresi molti bambini”. “Sono in corso consultazioni tra gli alleati della Nato su come rispondere all’attacco”, ha proseguito Stoltenberg.

Le cancellerie europee al momento non fanno fronte unito. Mentre Parigi e Londra si dicono intenzionate a seguire la linea di Washington, Berlino esclude la partecipazione militare tedesca, come pure fa l’Italia. “La Germania non prenderà parte ad eventuali azioni militari in Siria. Nel caso in cui ve ne siano, perché ancora non è stato deciso”, ha detto Angela Merkel durante una conferenza stampa a Berlino. La stessa posizione espressa dal premier italiano uscente, Paolo Gentiloni, secondo cui l’Italia continuerà a fornire supporto logistico alle attività delle forze alleate, ma non parteciperà ad azioni militari.

Berlino tuttavia, ha aggiunto Merkel, “vuole assicurarsi che ogni sforzo venga fatto per dimostrare che questo attacco con armi chimiche non è accettabile“. E’ “ovvio” che Damasco non ha distrutto tutto il suo arsenale chimico, ha proseguito la cancelliera, facendo riferimento agli impegni presi nel 2013 dopo la strage di Ghouta.

Il 21 agosto di quell’anno, ha ricostruito la missione Onu incaricata di indagare sulla vicenda, piovvero “350 litri di gas sarin” sparati con missili terra-aria. “Le armi chimiche sono state utilizzate contro i civili, inclusi bambini, su relativamente larga scala”, si legge nel dossier. Un attacco particolarmente odioso, perché lanciato tra le 2 e le 5 del mattino, con un clima ‘favorevole’, allo scopo di “massimizzarne le conseguenze”.  i morti sono stati almeno 1.300.

Nell’autunno di quell’anno, le minacce di ritorsione da parte della comunità internazionale, la Siria dichiaro’ di possedere 1.328 tonnellate di armi chimiche e in base ad un accordo mediato dalla Russia il governo si era impegnato a disfarsi di tutto il suo arsenale. Il cloro, tuttavia, avendo anche un uso industriale, non rientra nel novero delle armi a cui il regime siriano aveva accettato di rinunciare. Il 4 gennaio 2016 l’Organizzazione per la proibizione delle armi chimiche aveva annunciato che con lo smaltimento degli ultimi 75 cilindri di floruro di idrogeno (Hf) presso l’impianto di Veolia in Texas, era stata stata completata la distruzione dell’arsenale di Damasco.

In Siria, intanto, le navi russe hanno lasciato la base di Tartus per “ragioni di sicurezza”. Lo ha spiegato il capo della Commissione Difesa della Duma, Vladimir Shamanov spiegando – riporta l’Interfax – che “è una pratica di routine. Se c’è una minaccia di attacco le navi all’ancoraggio devono muoversi in modo che un missile non possa distruggere più di una nave”. Secondo media internazionali dalla base si sarebbero mosse 11 unità. Ieri e oggi sono inoltre previste nell’area esercitazioni della marina russa.