Benvenuti a Ten Talking Points, l’unica rubrica che da quando sa di essere apprezzata dal pm Nino Di Matteo ha l’ansia da prestazione. Altre considerazioni.

1. Si devono ringraziare Milik e Diawara se abbiamo ancora l’illusione del campionato ancora “aperto”. Il Napoli è stanco, ma è anche bravissimo a sbagliare gol già fatti. In più, fatalmente, tutti i portieri di fronte a lui si esaltano (e Sorrentino è un esempio mirabile di longevità). Se il Che Gue Sarri fosse andato a sei o sette punti dalla Juve, sarebbe finita. E’ verosimilmente finita anche così, ma si spera almeno che lo scontro diretto regali emozioni.

2. La Champions League ha lasciato macerie. Di fronte alla palese inferiorità nei confronti di Real Madrid e Barcellona, Juve e Roma hanno pagato puntualmente pegno nella partita successiva. La Juve ha vinto perché il Benevento è tanto eroico quanto non invincibile, e in più l’arbitro ha frainteso la recita esecrabile di Higuain per una fucilazione in area di rigore. Tre punti fondamentali, prima della gita inutile a Madrid.

3. L’eliminazione dalla Champions League complica ulteriormente la vita a Napoli e Milan, di per sé inferiori alla Juve e in più ora definitivamente condannate a perdere. Non esiste geneticamente, e ontologicamente, che la Juve non vinca “almeno” scudetto e Coppa Italia. D’ora in poi vendicherà la mattanza di CR7 spargendo sangue ovunque. A volte giocherà male, ma vincerà. Sempre. Perché (in Italia) non sa fare altro.

3 bis. Il gol di Douglas Costa è di una bellezza abbacinante.

4. Le macerie della Champions League devastano ancor più la Roma, che cede contro una Viola indomita e si fa agganciare dalla Lazio. Perdere col Barça è normale, ma se l’ambiente giallorosso entra in crisi e parte il masochismo capitolino congenito, ciao core.

5. Tanto le milizie di Lerner sono state fortunatissime all’andata, quanto nelle ultime due partite (Milan e Torino) hanno subito un’inusuale inversione di benevolenza sfinterica. Ieri Sirigu ha parato tutto, Icardi sembra colpito dalla Maledizione di Fassino e Candreva non segna dal governo Badoglio. Spiace.

6. In confronto allo sguardo esibito da Spalletti nel dare la mano a Mazzarri, Alex DeLarge in Arancia Meccanica pare mansueto come Fiano quando chiede una gazzosa al Centro Anziani di Guazzino.

7. Se ci fosse un minimo di giustizia estetica nel calcio, e più in generale nella vita, la Lazio si qualificherebbe in Champions e si giocherebbe la finale di Europa League contro Atletico Madrid (da sfavorita) o Arsenal (alla pari o quasi). Glielo auguro.

8. Il Milan non è mai stato in corsa per la Champions, ma adesso rischia pure il sesto posto. Gattuso ha meritato il rinnovo contrattuale, ma si trova nella spinosa condizione di avere raccolto due punti in quattro partite (la quarta è quella col Napoli, che avrebbe perso comunque ma che senza Romagnoli e Bonucci diverrà l’Armageddon). Sarà una primavera straziante: i rossoneri non vinceranno nulla, Conti tornerà a novembre, Suso verrà venduto d’estate e – come credo di avervi già detto – moriremo tutti.

9. La Fiorentina, dopo la scomparsa di Astori, le vince tutte. Che favola triste e dolcissima.

9 bis. Le vittorie di Crotone e Verona riaprono la lotta salvezza. Si mette male per Cagliari e Chievo, ma dall’Udinese (esclusa) in poi rischiano tutte. Il derby della Lanterna è stato avvincente come una partenza di Brendon Hartley con la Fiat Qubo nella piana di Marcesina.

10. Ieri, tornando da Ivrea, ho cambiato treno a Firenze. Avevo tempo e sono andato in Piazza Santa Maria Novella, dove c’è un localino che fa shot meravigliosi salutisti, tipo zenzero, curcuma e limone: li bevi, perdi l’uso delle papille gustative per mezzora e sei felice. Mi ha colpito un nuovo cocktail: il Bloody Nardy. “Che c’è dentro?”, ho chiesto al proprietario. “Tre porzioni di poco e due di niente, per omaggiare le qualità principali del nostro sindaco”. Figo. Domani lo provo.