E’ morto Yasser Murtaja, il giornalista palestinese rimasto ferito venerdì dal fuoco delle forze israeliane durante gli scontri alla barriera di confine tra la Striscia di Gaza e lo Stato ebraico. Lo ha riferito il ministero della Salute controllato da Hamas, precisando che la vittima lavorava come fotoreporter per Ain Media, un’agenzia basata a Gaza. Centinaia di persone hanno partecipato ai funerali nella grande moschea al-Omari a Gaza City. Alla cerimonia, secondo fonti locali, ha preso parte la leadership di Hamas, compreso Ismail Haniyeh.

Murtaja è morto la notte scorsa in ospedale per le ferite subite al petto. Secondo le stesse fonti il giornalista è stato colpito mentre copriva gli eventi e indossava un giubbotto con sopra scritto ‘Press‘. Il ministero dell’Informazione palestinese ha condannato l’accaduto ed ha chiesto al Consiglio di sicurezza dell’Onu di “implementare la sua Risoluzione 2222 sulla protezione dei giornalisti”. “L’uccisione di Murtaja e il ferimento di altri giornalisti sarà usata – ha aggiunto invocando l’intervento della Federazione dei Giornalisti e di Reporter senza frontiere – per perseguire legalmente Israele nei forum internazionali”.

Negli incidenti scoppiati ieri per il secondo venerdì consecutivo a Gaza almeno nove palestinesi hanno perso la vita e oltre mille sono rimasti feriti. Sale così a 31 il numero dei morti nell’enclave palestinese da quando Hamas ha convocato la “Grande Marcia del ritorno“, che culminerà il 15 maggio in coincidenza con il Giorno della Naqba, ossia la catastrofe, celebrato ogni anno dai palestinesi all’indomani dell’anniversario della nascita dello Stato ebraico.

Intanto gli Stati Uniti, per la seconda volta, hanno bloccato una dichiarazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite a sostegno del diritto dei palestinesi a “manifestare pacificamente” e della richiesta del segretario generale dell’Onu Antonio Guterres di “una inchiesta indipendente” sui fatti di Gaza. Lo ha detto, citato dai media, l’ambasciatore palestinese Riyad Mansour secondo cui 14 dei 15 membri del Consiglio erano d’accordo sulla dichiarazione, ma che gli Usa, stretti alleati di Israele, si sono opposti.

Il segretario generale dell’Olp Saeb Erekat ha condannato la mossa Usa sostenendo che gli Stati Uniti “continuano la loro campagna di incitamento in difesa dell’occupazione colonia. Erekat, citato dalla Wafa, ha poi chiesto “un’indagine immediata internazionale sui crimini dell’occupazione”.